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Se il tuo ISEE rientra in questa soglia, hai diritto all’anticipo sul pagamento delle pensioni

Il governo Meloni sta valutando una misura che introdurrebbe per la prima volta un criterio reddituale familiare — l'ISEE — come condizione per accedere alla pensione anticipata senza penalizzazioni.

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La proposta si chiama Quota 41 flessibile. Al momento è ancora in fase di studio, ma circola con insistenza tra le ipotesi in campo per la prossima legge di Bilancio.

Il funzionamento è articolato in due livelli distinti. Per chi presenta un ISEE inferiore a 35.000 euro, la pensione verrebbe riconosciuta in anticipo senza tagli. Per chi supera tale soglia, invece, sarebbe previsto un taglio del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni di età. I requisiti contributivi resterebbero invariati: 41 anni di versamenti, con una soglia minima anagrafica di 62 anni.

Il confronto con Quota 103 è illuminante. Nella Quota 103, l’intero importo viene ricalcolato con il metodo contributivo, un meccanismo che ha scoraggiato moltissimi lavoratori perché spesso porta a un assegno notevolmente più basso rispetto a quello calcolato col metodo misto retributivo-contributivo. La Quota 41 flessibile sostituirebbe questo meccanismo con una penalizzazione fissa e proporzionale: più semplice da calcolare, meno pesante nei casi estremi.

ISEE, se rientra in questa soglia si ha diritto a un anticipo sulla pensione

Il calcolo concreto aiuta a capire l’entità della misura. Un’uscita a 62 anni comporterebbe una riduzione massima del 10% — pari al 2% per cinque anni di anticipo rispetto ai 67 anni — che tuttavia non si applicherebbe per chi ha un ISEE inferiore a 35.000 euro lordi annui. Chi esce a 64 anni con ISEE alto subirebbe invece un taglio del 6%; a 65 anni, del 4%.

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Sul piano sistemico, la novità più rilevante non è il requisito contributivo — già previsto da diverse proposte precedenti — bensì l’ingresso dell’ISEE come parametro previdenziale. Si passerebbe da un meccanismo basato solo sui contributi versati a uno che tiene conto anche della situazione economica del lavoratore, riconoscendo che non tutti hanno avuto le stesse possibilità nella vita lavorativa. È un cambio di logica che non ha precedenti nel sistema pensionistico italiano.

Il governo avrebbe intenzione di testare la misura nel 2026 con una fase sperimentale di due anni. Il numero potenziale di beneficiari è elevato: si parla di centinaia di migliaia di lavoratori, soprattutto tra chi ha iniziato a lavorare presto e ha carriere contributive lunghe ma retribuzioni medie o basse.

Un elemento laterale che vale la pena segnalare: nella stessa riforma allo studio è inclusa anche la proposta di destinare automaticamente il TFR dei nuovi assunti alla previdenza complementare, salvo scelta contraria del lavoratore entro sei mesi dall’assunzione — il cosiddetto silenzio-assenso al contrario. Una misura strutturale che cambierebbe le regole del gioco per chi entra nel mercato del lavoro, indipendentemente dal requisito ISEE.

L’osservazione contro-intuitiva che emerge dall’analisi della proposta è che chi ha un ISEE alto può comunque accedere all’anticipo, ma pagando la penalizzazione per intero. La misura non esclude chi ha redditi familiari più elevati: li penalizza. Questo significa che Quota 41 flessibile non è un beneficio riservato ai meno abbienti, ma un sistema in cui il costo dell’anticipo varia in base alla situazione economica del richiedente.

Al momento non c’è ancora nulla di definito. Quota 41 flessibile resta una delle ipotesi sul tavolo in vista della prossima riforma delle pensioni, e bisognerà capire se il governo deciderà davvero di portarla avanti. La variabile principale, come sempre in materia previdenziale, resta la sostenibilità dei conti pubblici — e la proposta di Quota 41 per tutti, in una versione precedente, era stata stimata fino a 5 miliardi di euro l’anno.

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