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Scandalo a Las Vegas e trionfo della tattica: come Oleksandr Usyk ha demolito Rico Verhoeven nei round campioni

Se si guardano esclusivamente le statistiche generali di CompuBox, il match potrebbe sembrare assolutamente alla pari...

Il confronto Usyk VerhoevenFoto fornita dal sito https://zn.ua/

Il mondo del pugilato professionistico è in fermento dopo la conclusione di uno dei match più drammatici del 2026. Il campione del mondo assoluto dei pesi massimi, l’ucraino Oleksandr Usyk, ha difeso le sue cinture nel confronto con il gigante olandese, il re del kickboxing Rico Verhoeven. L’incontro a Las Vegas si è concluso con un knockout tecnico all’11° round. Tuttavia, il gong finale didn’t porre fine alla vicenda: subito dopo l’interruzione è scoppiato uno scandalo legato al cronometraggio arbitrale, alle proteste del team olandese e alla dura reazione del campione ucraino.

L’anatomia di un errore arbitrale: Rico Verhoeven aveva dei secondi in più?

Il principale pomo della discordia è stata l’interruzione ufficiale del match. Il team di Rico Verhoeven, guidato da Peter Fury, ha presentato una protesta ufficiale, parlando di un intervento “prematuro” dell’arbitro Mark Lyson. Secondo i rappresentanti dell’olandese, il direttore di gara ha fermato il combattimento troppo presto, privando il loro assistito delle possibilità di salvezza. Per chiarire la situazione, Peter Fury ha parlato personalmente con l’arbitro, e Mark Lyson ha ammesso: nel fervore del furioso attacco di Usyk e del clamore incredibile delle tribune, semplicemente non ha sentito il segnale acustico della fine del round.

Il cronometraggio dettagliato mostra che la reale interruzione è avvenuta 24 secondi prima della fine del round secondo l’orologio della trasmissione. Tuttavia, per regolamento, il tempo si ferma durante il conteggio del knockdown e il riposizionamento del paradenti, momento in cui il team di Verhoeven cercava di guadagnare secondi preziosi. L’attacco pulito di Usyk dopo la ripresa del combattimento è durato solo 8 secondi, mentre alla reale fine fisica del round mancavano ancora circa 14 secondi. Ciò significa che se l’arbitro non fosse intervenuto, Oleksandr avrebbe avuto ancora molto tempo per continuare il pestaggio, e Verhoeven rischiava di subire gravissimi traumi. Nei verbali ufficiali il TKO è registrato al minuto 2:59, sebbene di fatto Lyson abbia separato i pugili a 2:46. La commissione arbitrale ha riconosciuto che il direttore di gara si è guidato esclusivamente per la tutela della salute dell’atleta, che aveva smesso di difendersi.

I numeri non mentono: l’analisi da grande maestro della superiorità tattica di Usyk

Se si guardano esclusivamente le statistiche generali di CompuBox, il match potrebbe sembrare assolutamente alla pari. Rico Verhoeven ha messo a segno 113 colpi precisi su 508 lanciati, mentre Oleksandr Usyk ha risposto con 112 sprecandone 499. L’olandese ha superato l’ucraino nei colpi al corpo (37 contro 22) e visivamente si è aggiudicato alcune riprese centrali, incluso il nono round. Tuttavia, un’analisi dettagliata per categorie di colpi dimostra chiaramente perché Usyk sia un genio nella gestione delle forze sulla lunghissima distanza.

Il fattore chiave del successo di Oleksandr è stato il suo fenomenale lavoro con il braccio avanzato. L’ucraino ha completamente surclassato il kickboxer di base sui jab, mettendone a segno 23 precisi contro i 20 di Verhoeven, con un minor numero di tentativi. È stato proprio il jab di Usyk a distruggere il ritmo d’attacco di Rico, costringendo il gigante a mancare continuamente il bersaglio e a consumare energia. Al decimo round il piano di Oleksandr ha funzionato al cento per cento: Verhoeven era esausto fisicamente, le sue braccia si sono abbassate e la sua tenuta atletica è crollata. In quel momento il campione ha inserito le marce più alte. Nel 10° round Oleksandr ha messo a segno 13 potenti colpi di potenza su 30 lanciati, e nel decisivo 11° ha scatenato una grandinata travolgente di pugni: 19 colpi precisi su 44 tentativi in meno di tre metri (minuti). Usyk ha metodicamente alzato il ritmo a un livello irraggiungibile per l’avversario, trasformando il finale del match in un trionfo tattico.

“Meglio vincere bruttamente che perdere splendidamente”: la risposta del campione

Lo stesso Oleksandr Usyk ha reagito alle critiche e alla protesta presentata dal team di Verhoeven nel suo solito modo filosofico e ironico. Nell’intervista post-match il campione ha sottolineato che i discorsi sui secondi non hanno alcun senso quando un pugile domina completamente l’altro sul ring. Secondo Usyk, l’arbitro ha adempiuto al suo compito principale: salvare Verhoeven da un profondo knockout.

L’ucraino ha dichiarato apertamente che se il combattimento fosse durato ancora qualche secondo, l’olandese avrebbe dovuto incassare altri due o tre pesantissimi colpi alla testa. Parlando della sua mentalità, Oleksandr ha aggiunto una frase emblematica che descrive perfettamente il suo carattere: nel suo profilo psicologico domina sempre il pragmatismo, e per lui è molto più importante vincere bruttamente e conservare i titoli, piuttosto che perdere splendidamente per compiacere lo spettacolo. Questo incontro ha dimostrato ancora una vez (una volta di più) che Usyk rimane un monolito mentale e tattico della divisione dei pesi massimi, capace di adattarsi a qualsiasi avversario insolito e di trovare le chiavi per la vittoria nelle condizioni più estreme.

Foto fornita dal sito https://zn.ua/ 

Vincenzo (Vyacheslav) Lysenko
Inviato speciale per OKMugello dall’Ucraina

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