Mugello

Reddito di cittadinanza? La riflessione di un lettore

Reddito di cittadinanza? La riflessione di un lettore

“Che si chiami reddito di cittadinanza, di inclusione o di dignità poco importa. Dietro queste posizioni politiche ci sta di tutto: dalla buona fede all’opportunismo elettorale al discredito dell’avversario alla demagogia più spregiudicata e becera. E’ comunque buona cosa che se ne parli, che l’opinione pubblica maturi il convincimento che una qualche simile forma di solidarietà sociale è ormai ineludibile”. Così inizia la riflessione del lettore Marco Nardini, che prosegue:

Rimarrà però aperto il problema dell’inadeguatezza culturale, perché di questo non si parla affatto. Mi spiego. Il nostro è un sistema economico che tende a essere sempre più tecnologico, sempre più meccanizzato. Che per essere funzionale ai propri canoni ha bisogno di sempre meno persone. Che in rapporto con la popolazione totale esclude dal mondo del lavoro via via sempre più persone. Se anche agli esclusi verrà garantito un qualche reddito, rimarrà comunque aperta la questione della condizione culturale dell’escluso. Essere escluso dal mondo del lavoro significa certo non poter soddisfare i bisogni primari (e una forma di reddito sociale limita questo disagio), ma essere esclusi dal lavoro significa anche una menomazione della personalità. Un escluso dal lavoro introietta lo status dell’escluso, se non pone rimedio la cultura. La politica deve farsi carico fin d’ora di un progetto per lo sviluppo delle condizioni culturali necessarie ad evitare che i cittadini inoccupati nel mondo del lavoro siano considerati o si sentano degli esclusi a tutto campo, condizioni culturali che consentano a queste persone di essere e sentirsi utili alla propria comunità.

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