C’è stato un momento in cui le sue strade erano silenziose, le case vuote e il futuro sembrava ormai segnato.
Come molti piccoli centri dell’entroterra italiano, anche questo borgo ligure aveva conosciuto il lento declino dello spopolamento. Oggi, però, la sua storia viene citata come uno degli esempi più originali di rinascita territoriale, grazie a un progetto che ha saputo unire il recupero dell’architettura storica alle tecnologie più avanzate.
Il protagonista di questa trasformazione è Colletta di Castelbianco, piccolo centro medievale situato nell’entroterra savonese. Circondato da boschi, sentieri e vallate, il borgo è diventato negli anni un simbolo di come innovazione e tradizione possano convivere senza snaturare l’identità di un luogo.
Le origini di Colletta risalgono al XIII secolo, quando venne costruito dai marchesi di Clavesana come punto strategico di difesa contro le incursioni saracene. Per secoli il paese ha rappresentato un piccolo ma importante presidio dell’entroterra ligure.
La sua storia cambiò radicalmente dopo il devastante terremoto del 1887 che colpì gran parte della Liguria occidentale. I danni agli edifici e le difficoltà di collegamento con le principali città contribuirono a un progressivo abbandono. Con il passare del tempo, il borgo si svuotò completamente, trasformandosi in uno dei tanti centri dimenticati delle aree interne italiane.
Per decenni Colletta rimase sospeso nel tempo, con le abitazioni in pietra che continuavano a raccontare una storia ormai lontana.
La rinascita grazie alla tecnologia
La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta. Un importante progetto di recupero urbanistico, affidato all’architetto Giancarlo De Carlo, riportò nuova vita tra le antiche mura del paese. L’obiettivo era chiaro: restaurare il borgo rispettandone l’aspetto originale, ma dotarlo allo stesso tempo delle infrastrutture necessarie per affrontare il futuro.
Nacque così quello che molti definiscono il primo “borgo telematico” d’Italia. Le abitazioni vennero collegate a una moderna rete di telecomunicazioni, permettendo a residenti e professionisti di lavorare anche da remoto in un contesto immerso nella natura. Un’idea che oggi appare quasi scontata, ma che all’epoca era decisamente avanti rispetto ai tempi.
Questa combinazione tra tecnologia, recupero storico e qualità della vita attirò nuovi abitanti e visitatori, trasformando Colletta in un caso di studio osservato anche a livello internazionale. Il borgo è entrato inoltre nell’associazione dei Borghi più belli d’Italia e ha ricevuto diversi riconoscimenti legati alla sostenibilità e alla valorizzazione del territorio.

Natura, sport e benessere(www.okmugello.it)
Oggi chi arriva a Colletta trova un ambiente completamente diverso da quello che avrebbe incontrato pochi decenni fa. Le viuzze in pietra, gli archi medievali e le abitazioni restaurate convivono con una dimensione moderna e accogliente.
L’area è particolarmente apprezzata dagli amanti delle attività all’aria aperta. Sentieri per il trekking, percorsi per mountain bike e pareti frequentate dagli appassionati di arrampicata rendono il territorio una meta ideale per chi cerca una vacanza attiva lontano dal turismo di massa.
Anche l’agricoltura ha avuto un ruolo nella rinascita del borgo. Dopo anni di inattività, sono tornati gli uliveti e la produzione di olio ottenuto dalle tradizionali olive taggiasche, una delle eccellenze più conosciute della Liguria.
Passeggiando tra le sue stradine si percepisce qualcosa di raro: un luogo che non ha cercato di diventare una copia di se stesso per attrarre turisti, ma che ha scelto di reinventarsi mantenendo intatta la propria anima. E forse è proprio questo equilibrio tra memoria e innovazione a rendere Colletta di Castelbianco uno dei borghi più sorprendenti della Liguria.
Dal terremoto all’abbandono (www.okmugello.it)










