Oggi vi raccontiamo una storia che avremmo preferito non dover scrivere. Lo facciamo, lo chiariamo subito, senza l’intento di attaccare le nostre amministrazioni (che in molti casi si trovano semplicemente ad eseguire leggi e direttive dalle quali, per equità, non possono certo derogare in maniera discrezionale). Anzi proponiamo al sindaco (o a chi per lui nella Giunta) di fare un nuovo articolo per spiegare al meglio quali sono in questi casi i margini di manovra dei comuni, quali i poteri in loro facoltà e quale la fattispecie concreta. Comunque, però, si tratta di una storia triste, che forse al giorno d’oggi non dovrebbe succedere. Ma veniamo, dicevamo, alla nostra vicenda. E’ quella di una famiglia numerosa (naturalmente non faremo nomi) che, dopo che l’appartamento dove abitava era stato dichiarato inagibile, aveva trovato sistemazione in una casa popolare di Borgo. Però, dopo varie vicende (tra le quali un infarto al capofamiglia), i membri sono risultati morosi (a quanto ci hanno detto), ad esempio per le quote del riscaldamento centralizzato. Questo, lo ripetiamo, non vuole essere un articolo di accusa verso nessuno, ma solo una riflessione. Anche perché, oltre alla morosità per il riscaldamento, la madre (in depressione) avrebbe omesso (per ammissione degli stessi figli) di compiere degli atti che avrebbero potuto salvaguardare tutta la famiglia e la loro casa. Risultato? Sfratto per padre, madre e quattro sorelle (di cui solo una lavorerebbe, per di più ‘a nero’). Famiglia che, chiariamo, non è stata comunque abbandonata dal comune e che per ora si trova alloggiata (a spese dell’ente) in un agriturismo a Villore e che vive grazie al contributo di un’altra sorella che lavora e che vive da sola. Ma sono stati, sempre per bocca di una delle ragazze, momenti molto tristi, con la più piccola delle sorelle che ha rischiato, dicono, addirittura di essere tolta ai genitori e di finire in una casa famiglia. Cosa vogliamo dire con questa storia? Forse niente, o forse tutto. Solo far presente a tutti che anche nel nostro Mugello (a due passi da noi, magari tra i nostri vicini) ci sono storie di una disperazione tale da lasciare senza fiato. Come senza fiato rimane il giornalista che ascolta una ragazza (poco più che trentenne) raccontare questa storia piangendo al telefono. Cosa possiamo fare noi se non raccontarla a nostra volta ai lettori? E riflettere che anche tra i mugellani ci sono tante storie tristi come questa.













