Borgo San Lorenzo

Omoboni e le biomasse. Domande di un cittadino e quella ‘mancata risposta’

Biomasse, botta e risposta sulla qualità dell'aria. Si infiamma (!) il dibattito

Una nostra lettrice, Sara Coppini, ha approfittato della recente uscita di sindaco e Giunta al mercato di Borgo San Lorenzo per fare una serie di domande scomode. Ecco il suo commento alle risposte del sindaco:

Non è questione di stare tranquilli, quanto di procedure. La risposta è del Sindaco Omoboni. La domanda, la mia, era: “Ma lei, per i suoi figli, è sereno con un impianto a biomasse alle porte del paese?! Prima di cominciare il racconto devo ringraziare il primo cittadino borghigiano per l’estrema cortesia e disponibilità con cui mi risponde (sempre); un sindaco che almeno con le persone ci parla e va addirittura loro incontro, assieme alla sua giunta, creando uno spazio di confronto al mercato settimanale. Dove appunto la gente, quella vera, c’è, ci capita, per far compere, curiosare, incontrarsi. Ti guarda in faccia, Omoboni e ti spiega chiaramente il suo punto di vista e le procedure appunto!!! Ora di qui a condividerle, nel mio caso, ce ne passa, però devo dar merito all’apertura e al dialogo. Il mio problema, ed ho cominciato parlandogli di quello, è stato il parere della Città Metropolitana che(meno di 20 giorni fa) ha individuato nella combustione di biomasse (prima voce di un elenco in cui comparivano anche riscaldamento domestico e traffico veicolare) la responsabile delle emissioni di nanopolveri a Firenze e nei comuni limitrofi. La situazione è pericolosa al punto da necessitare un protocollo di intesa fra la stessa Città Metropolitana e la Regione al fine di ridurre il più velocemente possibile le concentrazioni di questi valori velenosi. Altra domanda: “Se nel capoluogo scattano allarmate misure per ridurre le polveri sottili, perché fare da noi un impianto ex-novo che sputi, 24 ore il giorno, gli stessi inquinanti in una conca ristagnante?!” Allora partono le rassicurazioni, le garanzie di aver mobilitato organismi ed enti, di lavorare per garantire la vigilanza ed i controlli. Si ok. Ma insisto sulla prevenzione primaria visti i rapporti medici apocalittici delle realtà in cui già operano questi “impianti”(soffro veramente a non usare la parola inceneritori!). Quindi gli chiedo un intervento e una presa di posizione per la salute dei cittadini. La replica mi assicura che le nostre visioni sono agli antipodi: “Ma siamo poi così sicuri di questo gran danno o pericolo? Ci vogliono dati. E dati di enti autorevoli. Non posso muovermi su delle supposizioni”. Prometto di portarglieli (questi dati) e di nuovo si offre con grande disponibilità di prenderne visione. Me ne vado dopo una sincera, rispettosa stretta di mano. Camminando ripenso che “tecnicamente” non lo si potrà riprendere su nulla; le procedure sono quelle e anche se altri suoi colleghi, nelle varie regioni d’Italia, hanno osato di più (ottenendo pure risultati) la sua posizione neutra non è attaccabile. Se non umanamente intendo. E infatti mi avvio a casa, con l’amaro in bocca, pensando che ho avuto replica (più o meno soddisfacente) a tutte le domande eccetto a quella dell’inizio. Quella che ho provato a ripetere un altro paio di volte, quella “personale”. Da semplice ‘si’ o ‘no’. Il quesito cui si risponde (e che porta ad agire) col cuore: “Ma lei sta tranquillo per i suoi figli?”. Sara Coppini

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