La nostra terra come un’opera d’arte. E’ questo il titolo dell’articolo del Corriere della Sera di oggi (5 ottobre) con il quale si celebrano quei paesaggi rurali dove sopravvivono pratiche agricole tradizionali. Dal Veneto al Mugello. A parlare col giornalista Marco Gasperetti è Mauro Agnoletti, docente universitario a Firenze e coordinatore del gruppo di lavoro sul Paesaggio del Ministero dell’Agricoltura. E da lì è nato, nel dicembre 2015, il Registro nazionale dei paesaggi rurali storici al cui interno figurano i monumentali castagneti dell’Abbazia di Moscheta di Firenzuola. L’area mugellana è stata tra le prime a comparire nella lista (assieme alle colline di Valdobbiadene in provincia di Treviso e le colline di Soave nel veronese), e già centinaia di comuni in tutt’Italia avrebbero manifestato la volontà di una candidatura. Al Corriere, Agnoletti spiega che il Registro nasce per riconoscere quei luoghi in cui sono state mantenute vive pratiche agricole di un tempo passato e dove il territorio è un valore aggiunto, un’opera d’arte. «Ma è anche un valore economico – ha continuato – perché non è riproducibile (il territorio, ndr) e afferma un nuovo concetto di qualità che unisce il prodotto alimentare e il paesaggio». E infatti a Roma Eataly, alla presenza del Ministro Martina, venerdì prossimo annuncerà un progetto dedicato ai prodotti tipici. Non solo business e bellezza, però. Perché terre come quella del Mugello rappresentano anche un presidio contro il dissesto idrogeologico. Inoltre: «Conservano la biodiversità e sono esempi di adattamento ad ambienti e climi estremi». Ci sarebbe poi la maggiore qualità della vita. Come ricorda il Corriere, l’Istat ha inserito tra i parametri utili per misurare se e quanto si vive bene in una certa regione o città proprio la conservazione dei paesaggi storici. I vantaggi del marchio assegnato dal registro – a cui non è facile accedere, decide un Osservatorio politico e scientifico – sono anche di natura economica: cioè finanziamenti per gli agricoltori. Di contro, non mancano le minacce: la più pericolosa è l’abbandono. Nell’ultimo secolo stati 11 milioni gli ettari abbandonati, con una media annua di circa 100mila ettari. Per Agnoletti, ci sarebbero però alcuni possibili antidoti: «Aiutare gli agricoltori a credere nel progetto. Con gli incentivi giù previsi ma anche con un’opera di marketing per sviluppare un’identità competitiva del territorio». «L’Italia – conclude – ha una diversità incomparabile rispetto ad altre nazioni che deve essere valorizzata e sfruttata». Stesso discorso, nel suo piccolo, vale per il Mugello.













