È prevista per il 9 e 10 maggio 2026 una mobilitazione popolare volta alla difesa dei crinali dell’Appennino Mugellano e della Montagna Fiorentina, territori ritenuti a rischio a causa di progetti di trasformazione legati all’installazione di impianti eolici su larga scala. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra diversi comitati e associazioni locali, con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e cittadini sull’impatto ambientale, sociale ed economico di tali interventi.
Secondo i promotori, la transizione energetica deve avvenire nel rispetto dei principi di sostenibilità, evitando il consumo di suolo e la compromissione di aree naturali di alto valore paesaggistico e biodiverso. In particolare, viene evidenziata la necessità di non intervenire su crinali montani e superfici forestali, già parte di ecosistemi delicati e spesso collocati ai confini di aree protette, come il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. I promotori sottolineano come esistano già ampie superfici urbanizzate e industriali inutilizzate, potenzialmente idonee allo sviluppo di energie rinnovabili senza ulteriore impatto sul territorio.
La mobilitazione prenderà avvio sabato 9 maggio con una marcia popolare che partirà dalla stazione ferroviaria di Contea-Londa per concludersi presso il centro del comune di Londa, dove nel pomeriggio si terrà un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza. L’incontro sarà occasione di confronto tra amministratori, associazioni e cittadini sulle prospettive di sviluppo del territorio e sulle criticità legate ai progetti in corso.
La mobilitazione proseguirà anche nella giornata di domenica con ulteriori iniziative, tra cui una salita collettiva verso il crinale di Croce a Mori, accompagnata da momenti di condivisione e approfondimento. Durante il percorso sono previste soste presso realtà locali che hanno espresso osservazioni critiche nei confronti di progetti eolici proposti da soggetti industriali.
L’iniziativa si configura come un momento di partecipazione civica volto a promuovere un modello di transizione energetica considerato più equo, democratico e rispettoso delle specificità territoriali, ribadendo l’importanza del coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali che riguardano il futuro delle aree montane.












