Il tema della sicurezza torna al centro dell’attenzione per Stellantis, che si trova a gestire una nuova e ampia campagna di richiamo.
Questa volta non si tratta della già discussa cinghia di distribuzione, ma di un problema diverso, più silenzioso e potenzialmente più insidioso, che riguarda i motori 1.2 PureTech di terza generazione nella versione mild hybrid a 48 volt.
Il problema nasce da una questione apparentemente banale: lo spazio. In alcune configurazioni, il filtro antiparticolato entra in interferenza con la calotta di protezione del sistema ibrido BSG (Belt Starter Generator), un componente chiave nelle motorizzazioni elettrificate leggere.
Questa vicinanza eccessiva può generare una serie di effetti a catena. In particolare, la mancanza di spazio adeguato favorisce l’ingresso di umidità in una zona delicata del vano motore. Da qui, il rischio concreto: la formazione di archi elettrici, cioè scariche improvvise che, in condizioni specifiche, possono trasformarsi in principio di incendio.
Non si tratta, almeno per ora, di un’emergenza diffusa o di casi gravi. Le segnalazioni raccolte sono alcune decine e non risultano incidenti con conseguenze rilevanti. Ma proprio per questo la casa ha deciso di intervenire in anticipo, evitando che il problema possa evolvere.
Coinvolti tutti i principali marchi del gruppo
La portata del richiamo è significativa, sia per numeri che per diffusione. Parliamo di oltre 210.000 vetture prodotte negli ultimi tre anni e vendute in diversi Paesi europei.
All’interno del gruppo Stellantis, il motore 1.2 PureTech è utilizzato trasversalmente su molti modelli, il che spiega perché la campagna riguardi marchi diversi tra loro. Sono coinvolte auto Peugeot, Citroën, Opel, DS Automobiles, Jeep, ma anche realtà italiane come Fiat, Lancia e Alfa Romeo.
Una diffusione così ampia rende il tema particolarmente rilevante anche per il mercato italiano, dove questo tipo di motorizzazione è stato molto utilizzato negli ultimi anni, soprattutto per contenere consumi ed emissioni.
Cosa devono fare i proprietari
Il richiamo è di tipo preventivo, e questo è un dettaglio importante. Non significa che tutte le auto coinvolte siano a rischio immediato, ma che esiste una possibilità tecnica che va corretta.
L’intervento previsto è relativamente semplice e viene effettuato gratuitamente presso la rete ufficiale. In officina, i tecnici intervengono per eliminare l’interferenza tra i componenti, migliorare l’isolamento e prevenire l’ingresso di umidità nelle parti sensibili.
Il punto cruciale, però, è uno: verificare se la propria auto rientra nel richiamo. Il modo più rapido è inserire il numero di telaio (VIN) sul portale ufficiale del marchio di appartenenza. È un controllo che richiede pochi minuti ma può fare la differenza.

Una questione che va oltre il singolo difetto – Okmugello.it
Questo episodio riporta alla luce un tema più ampio: la complessità crescente delle auto moderne. Le motorizzazioni ibride, anche quelle “leggere” come i sistemi mild hybrid, introducono nuovi componenti, nuove interazioni e quindi anche nuove possibili criticità.
Non è un caso isolato. Negli ultimi anni, l’industria automobilistica ha accelerato sulla transizione tecnologica, spesso comprimendo tempi di sviluppo e introducendo soluzioni sempre più sofisticate. Il risultato è che anche piccoli dettagli progettuali, come pochi millimetri di distanza tra due componenti, possono diventare determinanti.
Per chi guida, questo si traduce in una responsabilità in più: restare informati. I richiami non sono eventi rari, ma fanno parte del ciclo di vita normale di un’auto moderna. Ignorarli, però, può trasformare un intervento semplice in un problema serio.
Un difetto nascosto nel vano motore (www.okmugello.it) 










