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“Lo squat corretto non è quello più profondo, ma eseguito così”: gli istruttori concordano

Lo squat è presente in quasi tutte le routine di allenamento, viene consigliato a ogni età e promette risultati concreti su forzaNon è solo forza: il ruolo della mobilità (www.okmugello.it)

È uno di quei movimenti che sembrano semplici, quasi automatici, e proprio per questo finiscono per essere eseguiti con superficialità.

Lo squat è presente in quasi tutte le routine di allenamento, viene consigliato a ogni età e promette risultati concreti su forza, equilibrio e autonomia. Ma dietro a quel gesto apparentemente banale si nasconde qualcosa di molto più complesso, che spesso sfugge anche a chi si allena con costanza.

Secondo diversi personal trainer ed esperti di allenamento funzionale, il problema non è la mancanza di impegno, ma una comprensione incompleta del movimento. L’errore più diffuso è pensare che fare uno squat significhi semplicemente piegarsi e risalire. In realtà, si tratta di un gesto coordinato che coinvolge gambe, glutei, addome e schiena, oltre a tutta una serie di muscoli stabilizzatori che lavorano in modo meno evidente ma decisivo.

Quando qualcosa non funziona — talloni che si sollevano, schiena che si incurva, perdita di equilibrio — la prima spiegazione che molti danno è sempre la stessa: manca la forza. Ma non è così semplice. Nella maggior parte dei casi, il limite è nella mobilità articolare, soprattutto di anche e caviglie.

Se la caviglia non riesce a muoversi correttamente in avanti, il corpo compensa spostando il peso all’indietro. Il risultato è un movimento instabile e poco sicuro. Lo stesso vale per l’anca: una mobilità ridotta porta a compensazioni che possono aumentare lo stress sulla zona lombare, soprattutto nella fase finale della discesa.

C’è poi un altro errore diffuso: cercare di imitare una tecnica “perfetta” valida per tutti. In realtà, ogni corpo ha proporzioni diverse, livelli di mobilità differenti e una propria storia fisica. Non esiste uno squat universale, ma uno squat adattato alla persona. Scendere più in basso, ad esempio, non significa necessariamente eseguire meglio l’esercizio. Conta molto di più il controllo del movimento e la stabilità.

Un gesto quotidiano, non solo da palestra

Uno degli aspetti più interessanti dello squat è la sua applicazione nella vita di tutti i giorni. Sedersi, alzarsi, raccogliere un oggetto da terra, salire le scale: sono tutti movimenti che seguono la stessa logica. Allenarlo significa migliorare la propria autonomia funzionale, soprattutto con il passare degli anni.

Non a caso, gli esperti insistono su un concetto chiave: lo squat non serve solo a costruire muscoli, ma a insegnare al corpo a muoversi meglio. È un esercizio che lavora sull’equilibrio tra forza e mobilità, due elementi che non possono essere separati. Allenarne solo uno porta a risultati incompleti e, nel tempo, anche a possibili problemi.

Migliorare lo squat non significa complicarlo, ma semplificarlo. Per chi è all’inizio, partire da varianti più accessibili può fare la differenza

Come correggere davvero lo squate(www.okmugello.it)

Migliorare lo squat non significa complicarlo, ma semplificarlo. Per chi è all’inizio, partire da varianti più accessibili può fare la differenza. Utilizzare una sedia come riferimento, oppure eseguire un goblet squat con un peso leggero davanti al petto, aiuta a capire la dinamica del movimento senza sovraccaricare il corpo.

La chiave resta sempre la qualità. Piedi ben appoggiati a terra, core attivo, movimento controllato sia in discesa che in risalita. Le ginocchia seguono la linea delle punte dei piedi, senza cedere verso l’interno, mentre la schiena mantiene una posizione naturale, senza forzature.

Anche la mobilità si costruisce nel tempo. Non servono sessioni lunghe e intense, ma piccoli lavori costanti. Bastano pochi minuti al giorno per migliorare la libertà di movimento delle articolazioni e rendere lo squat più fluido e sicuro.

Il dettaglio che fa la differenza

C’è un aspetto che spesso viene ignorato: il dolore. Se durante l’esecuzione compaiono fastidi a ginocchia, anche o schiena, non è qualcosa da sopportare. È un segnale. Significa che qualcosa va corretto, che il movimento non è ancora in equilibrio.

Alla fine, lo squat resta uno dei gesti più naturali per il corpo umano. Non è un esercizio “da palestra”, ma un movimento che appartiene alla nostra quotidianità. La differenza non la fa il numero di ripetizioni, ma il modo in cui vengono eseguite.

Ed è proprio lì, in quel dettaglio spesso trascurato, che si gioca tutto: tra un gesto automatico e uno realmente efficace.

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