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Inter nei guai per il caso Rocchi? Ecco cosa rischia il club nerazzurro

Bandiera dell'Inter sotto i riflettori di uno stadioInter nei guai per il caso Rocchi? Ecco cosa rischia il club nerazzurro - Okmugello.it

L’Inter, al momento, non risulta avere dirigenti coinvolti nell’inchiesta sul sistema arbitrale. È questo il punto da cui partire, senza saltare passaggi. Il caso riguarda l’indagine sul designatore arbitrale Gianluca Rocchi, finito al centro di accertamenti per presunte irregolarità nelle designazioni e nei rapporti interni al mondo arbitrale. Dentro questo quadro è emerso il nome di Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter, citato in un’intercettazione dello stesso Rocchi.

Perché si parla dell’Inter

Schenone è la figura che, per il club nerazzurro, si occupa dei rapporti operativi con la categoria arbitrale: accoglienza, spiegazioni regolamentari, profili dei direttori di gara. Un ruolo previsto nel calcio professionistico, non una stranezza. Secondo quanto riportato, Schenone non risulta indagato.

Il nodo nasce da una domanda: se un domani venisse accertata una responsabilità personale di Schenone, cosa potrebbe accadere all’Inter?

L’avvocato cassazionista Michele La Francesca, intervenuto su X, ha spiegato che, in una simile ipotesi, si potrebbe parlare di responsabilità del club ai sensi dell’articolo 6 del Codice di Giustizia Sportiva. Non perché oggi ci sia una condanna, ma perché nel diritto sportivo una società può rispondere anche di condotte attribuite a propri tesserati.

Cosa rischierebbe davvero l’Inter

La Francesca ha chiarito un passaggio delicato: se la responsabilità fosse solo di Schenone, dirigente non apicale, si entrerebbe nel campo della responsabilità oggettiva. Ma il club potrebbe escluderla o attenuarla se venissero riconosciuti i requisiti dell’articolo 7 del CGS, cioè l’esistenza e il funzionamento concreto di un modello organizzativo interno adatto a prevenire illeciti o violazioni disciplinari.

Tradotto: non basterebbe dire “abbiamo regole interne”. Bisognerebbe dimostrare che quelle regole esistono, funzionano davvero e sono state applicate.

Per ora resta tutto nel terreno delle ipotesi, dei condizionali e degli atti da verificare. Ed è proprio lì che il caso diventa scivoloso: basta un nome citato in un’intercettazione per accendere il sospetto, ma per trasformarlo in responsabilità servono prove, passaggi formali e decisioni degli organi competenti.

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