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Viene abbattuto il suo aereo ma si salva grazie ai barberinesi, l'incredibile storia di Harry George diventa libro: l'intervista al ricercatore Gori

Fin dagli abori di questa lunga indagine Ok!Mugello ha seguito negli anni i due ricercatori ed il figlio di Harry pubblicando negli anni molti articoli

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Harry George Junior, assieme ai ricercatori Manuel Gori e Stefano Bettarini Harry George Junior, assieme ai ricercatori Manuel Gori e Stefano Bettarini © Fotocronache Germogli
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L'amore per la storia ha portato Manuel Gori e Stefano Bettarini a portare alla luce in ben 10 lunghi anni la storia di Harry D. George, l'americano sopravvissuto nel 1944 all'abbattimento di un aereo da guerra da parte dei nazisti e salvato da alcune famiglie del Comune di Barberino. Fin dagli abori di questa lunga indagine Ok!Mugello ha passo dopo passo seguito i due ricercatori ed il figlio di Harry pubblicando negli anni moltissimi articoli in merito (Leggi qui un nostro vecchio articolo).

L'obbiettivo di questi lunghi anni sta per giungere al successo con la pubblicazione in italiano del libro scritto nella sua versione originale in inglese, ad inizio anni 2000, da Harry D.George Junior. Proprio per questa occasione, oggi il nostro giornale torna a parlare di questa incredibile storia grazie alle dichiarazioni in anteprima di uno dei ricercatori del libro che verrà presentato lunedì 10 Luglio alle ore 18 presso il Palazzo Pretorio di Barberino di Mugello. Alla presentazione interverranno Il Console Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, Ragini Gupta; il Sindaco del Comune di Barberino,Giampiero Mongatti e l’Assessore alla Cultura del Comune di Barberino, Fulvio Giovannelli.

Non potete capire l'emozione che sto provando nel vedere questo elaborato concretizzarsi in italiano. Ci sono voluti sette lunghissimi anni, Stefano ed io abbiamo dal 2015 lavorato instancabilmente per rendere il sogno di Harry George realtà. In punto di morte aveva chiesto al figlio che la sua storia potesse divenire divulgata a più persone possibili e dopo la pubblicazione negli Stati Uniti in inglese renderla fruibile in italiano è qualcosa di incredibile che spero potrà essere utile a molte persone.”, spiega entusiasta ad Ok!Mugello Manuel Gori.

Anni fa - continua- avevamo provato a chiedere un preventivo per la pubblicazione ad una casa editrice fiorentina ma ci sarebbe costato davvero troppo. Oggi dobbiamo ringraziare le moltissime persone che ci hanno in questi anni dato una mano: dalla interprete che ha lavorato per sua volontà per anni a titolo gratuito, al vicino di casa che mi ha dato una mano per l'impaginazione e alla casa editrice di Prato che ci è venuta incontro capendo l'importanza del testo.”

Il libro, oltre i 24 capitoli originali tradotti in italiano e le lettere originali fra Harry e sua moglie, contiene un venticinquesimo capitolo inedito redatto da Stefano Bettarini e Manuel Gori ed alcune foto inedite. Il figlio di Harry George aveva fortemente chiesto a me e Stefano di aggiungere un capitolo fatto da noi, voleva che ci fosse un nostro contributo per ringraziarci del lavoro svolto in questi anni. In questo capitolo spieghiamo chi siamo, cosa abbiamo fatto in questi anni di ricerche e le varie testimonianze raccolte”, racconta Gori.

La storia parte molto prima del 2015. Infatti la scoperta dell'aereoplano era stata effettuata dal cittadino di Calenzano Stefano Bettarini già nell'anno 2005, Bettarini con il suo metal detector aveva individuato in un'area vicino Secciano. Alcune testate giornalistiche toscane riportarono al tempo la notizia ma in quegli anni la storia del sopravvissuto Harry George non venne fuori. Per questo, infatti, si è dovuto attendere il 2015 ed Manuel Gori di Prato. “Sapevo di questo aereo caduto. Una volta trovati anche io nella zona i moltissimi frammenti di alluminio ho scoperto di Stefano e mi sono messo in contatto. Da lì siamo diventati amici ed è iniziata tutta la nostra indagine”, racconta Manuel.

I due hanno iniziato a raccogliere moltissime testimonianze di quelli che al tempo erano bambini ed avevano assistito all'evento. Sono poi riusciti a rintracciare in America il figlio di Harry D. George, ovvero Harry D.George Junior, e la sua famiglia. Proprio nel 2015 il figlio ha raggiunto in Italia i due ricercatori mantenendo fino alla sua morte, nel 2017, stretto contatto tanto da regalare loro alcuni effetti personali storici di estrema importanza del padre. A Barberino fu fatta una incredibile festa di cui parlammo anche noi (Clicca qui per l'articolo sulla festa a Barberino a Harry George). “Oggi siamo in contatto con Jennifer, la figlia di Harry D.George Junior che purtroppo non potrà essere presente alla presentazione in Italia per motivi personali ma che è davvero entusiasta che il sogno di suo padre e di suo nonno stia realizzandosi”, racconta Gori.

Fra le molte testimonianze raccolte, quella ad oggi più importante è della barberinese Lina Ferri ancora in vita e che sarà presente alla presentazione del libro. “La cosa più bella e allo stesso tempo più assurda di questa vicenda è che, solo tramite questa storia, ho scoperto che la famiglia ad aver salvato Harry George era proprio la mia. Lina, infatti, è figlia dello zio di mia madre ovvero il fratello della mia nonna materna: Giuseppe Ferri. E' stato un doppio colpo, bellissimo.”, conclude.

Ripercorriamo un po' la storia

L’incredibile avventura di Harry George cominciò il 22 giugno 1944, quando l’aereo sul quale volava partì dalla Corsica per la missione di distruzione di un ponte ferroviario a Gricigliana in Val Bisenzio, per l’interruzione dei rifornimenti tedeschi. L’aereo modello B-25 J Mitchell, denominato Mckinley Jr High, sul quale era presente l’equipaggio del 487° Bomb Squad, venne colpito dalla contraerea tedesca e precipitò sui monti della Calvana.

L’equipaggio era composto da sei avieri: T. Casey, P. Kaplan, P. Ahlstromh, H. George, E. Dombrowsky, G. Obravatz. Dopo l’attacco all’aereo sopravvissero il copilota George, il bombardiere Dombrowsky e il mitragliere Obravatz . Harry George prese il comando del bimotore in fiamme, al posto del pilota Casey ferito a morte, e prima dello schianto al suolo riuscì a gettarsi con il paracadute, atterrando nei boschi che circondano la zona di Pimonte a Barberino. Gli altri due avieri vennero catturati e fatti prigionieri.

Dopo l’atterraggio Harry cercò di nascondersi nel bosco per sfuggire ai soldati tedeschi lo cercavano invano in tutta la zona. Nei giorni successivi alcuni contadini, che avevano visto un paracadute scendere nella valle, decisero di andare a vedere se nel bosco ci poteva essere qualcuno che aveva bisogno d’aiuto. Così fu. Trovarono il militare americano e decisero di aiutarlo. Beppe Ferri con la collaborazione degli amici Nello Niccoli e Renzo Fantoni, si prodigò nel sostentamento dell’aviere nascondendolo nelle grotte della Calvana, portandogli vestiti civili, viveri e appoggio morale.

Per ben 78 giorni Harry visse nel terrore di essere scoperto. Le truppe tedesche che pattugliavano la zona minacciavano di morte Beppe Ferri e la sua famiglia. Nonostante il rischio corso Beppe continuò a prestare il suo aiuto a Harry, mostrando tutto il suo coraggio. L’aviere sapeva con certezza di aver trovato la solidarietà delle famiglie che lo stavano salvando.  Il giorno 9 settembre 1944 finalmente gli Americani liberarono Barberino; Harry uscì allo scoperto festeggiando insieme ai suoi salvatori. Fu accompagnato in piazza a Barberino dove trovò altri membri dell’esercito americano che lo riportarono a casa.

Gli anni successivi Harry rimase in contatto con le famiglie dei suoi eroi e nel 1969 tornò per una grande festa a Barberino. Nel 1990 Harry si spense per una malattia."

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