Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del nostro lettore Claudio Ticci sul tema, quanto mai attuale, della Riforma della Giustizia. Un intervento che pone l’accento sulla necessità di bilanciare l’indipendenza della magistratura con una reale responsabilità civile e l’adozione del sorteggio per sottrarre l’autogoverno delle toghe alle logiche della partitocrazia.
Per esperienza personale credo davvero in una magistratura indipendentemente: senza autonomia non ci sarà mai giustizia vera. Ma l’indipendenza deve andare di pari passo con responsabilità e trasparenza. Serve quindi a mio avviso un sistema di autogoverno che funzioni davvero e che garantisca che ogni magistrato risponda pre e post delle proprie scelte.
Non è una richiesta radicale ma semplice buon senso.
Funziona così per tutti i lavori dove vige una responsabilità.Credo che ci voglia finalmente qualcosa per eradicare un’oggettiva e certa partitocrazia delle toghe. Purtroppo nel tempo è stato fin troppo visibile quanto qualcuno abbia venduto la propria imparzialità ai partiti, ostentando tessere politiche e trasformando la magistratura in un potere manipolato dalla partitocrazia.
In merito alla responsabilità civile
Da sempre sostengo con forza che i magistrati, come ognuno di noi, debbano rispondere dei propri errori, spesso catastrofici per la vita di cittadini e aziende. Critico infatti un sistema dove nessuno paga mai per gli sbagli e gli errori giudiziari. Per quanto riguarda l’indipendenza reale ed il sorteggio auspico solo una magistratura capace di autogovernarsi senza logiche spartitorie. Molti suoi sostenitori odierni vedono nel sorteggio dei membri del CSM lo strumento ideale per attuare quella pulizia dalle correnti che chiedevano già in molti 35-40 anni fa. Se infatti inserisci il sorteggio non c’è più quella roba politica, chi va lì è indipendente e non deve rispondere a nessuna corrente o partito. Quindi è una cosa migliorativa a mio avviso.Il ruolo del Giudice è fondamentale poiché se perde la sua “terzietà” smette di essere un garante della legge per diventare un attore politico. Una deriva distruttiva per lo stato di diritto. In sintesi penso che questa riforma sia necessaria e non è da considerarsi un attacco all’indipendenza, ma un ritorno all’ordine delle cose giuste.
Un sistema dove chi giudica sia terzo, imparziale e responsabile davanti alla legge, proprio come ogni altro cittadino.E allora SI che la legge a quel punto sarebbe (per davvero!) uguale per tutti.
Dott.Claudio Ticci









