Il Cismai, il principale Coordinamento Italiano dei servizi contro il maltrattamento all’infanzia, ritiene opportuno sollecitare la comunità scientifica e le Istituzioni a prendere atto di quanto accadde ai bambini inseriti dalle istituzioni nella comunità de Il Forteto e ad ascoltare la voce dei sopravvissuti, che in questi giorni stanno dando vita ad una protesta contro la decisione di scarcerare Rodolfo Fiesoli, il capo della comunità e l’unico dei riconosciuti responsabili a essere incarcerato per le violenze di ogni tipo commesse sulle vittime: violenze sessuali, maltrattamenti fisici, violenze psicologiche sfruttamento lavorativo, violenze economiche. Ecco la sua nota:
Il Cismai sostiene le vittime che vogliono far conoscere la loro protesta, cogliendo l’opportunità di imparare dalla loro capacità di resilienza, dalla loro dignità, dall’impotenza e dalla loro rabbia, nuovamente sollecitate nell’ultimo periodo. Alcune delle decine di bambini e bambine, ormai adulti, che le Istituzioni hanno collocato e di fatto abbandonato al Forteto, hanno scelto di fare sentire la propria protesta e hanno chiesto a tutti i cittadini di prendere posizione promuovendo una campagna social #iostoconlevittime. Con la sentenza del dicembre 2017 la Cassazione ha sancito, in via definitiva che, accanto alle responsabilità dei singoli, Il Forteto è stato un luogo non di accoglienza ma di sevizie e violenze, – una vera e propria setta, articolata formalmente in un’associazione, una fondazione e una cooperativa agricola. Una setta vera e propria in cui possiamo trovare tutti i meccanismi della comunicazione perversa, del condizionamento portato all’estremo limite, del prendere possesso di esseri umani. Dei tanti imputati solo Rodolfo Fiesoli, con una condanna a 15 anni e 10 mesi di reclusione, era stato incarcerato fino a che è nuovamente tornato in libertà perché la Cassazione ha annullato alcune parti della sentenza. Tale decisione ha scatenato molte reazioni di sconcerto, rabbia e sofferenza fra le persone che sono uscite dal Forteto perché non dobbiamo dimenticare che le risposte giudiziarie e istituzionali hanno anche un valore simbolico, oltre che reale e concreto. La vicenda de Il Forteto rimane una ferita aperta di cui rimangono attivi molti e multiformi residui sul territorio locale e nazionale, fatica a trovare una narrazione comune e un riconoscimento delle responsabilità anche istituzionali. Le vittime di quella vicenda, bambini, bambine, donne e uomini, non riescono a trovare pace, inseguite dal susseguirsi di vicende che continuano a negare i loro diritti, il riconoscimento del danno subito e le responsabilità istituzionali e professionali, oltre che personali. Con la loro composta e dignitosa protesta chiedono a tutti di esprimersi. Il Cismai prende atto del maltrattamento istituzionale che si è consumato nei confronti di quei bambini fragili operando una distruzione sistematica delle relazioni affettive, familiari, amicali, e auspica che simili vicende non accadano più, perché sia riconosciuto il loro diritto, e non si sentano mai più soli, invisibili. Per tutelare e proteggere davvero i bambini di oggi. Luglio 2018 Il Direttivo Nazionale












