Mugello

Cafaggiolo. Il Comitato: “Vigileremo sul progetto

Progetto Cafaggiolo: prima e dopo. Immagini a confronto

Dopo la presentazione (qui) del progetto di recupero e sviluppo della Villa Medicea di Cafaggiolo (che dal 2013 è patrimonio dell’Unesco), ideato dalla Lowenstein srl e da Marzocco Investment & Development, parla il rappresentante del Comitato di Poggio Fortuna, il dottor Giusto Chiaracane. Qual è oggi la vostra posizione? «Siamo soddisfatti che sia stata accolta la nostra proposta sulla variazione della strada, sia dalle istituzioni sia da Lowenstein. Ho letto, però, la lettera aperta della signora Olivia (qui). E fa riflettere, indubbiamente. L’abbiamo fatto presente anche al Presidente della Regione Rossi. Ben venga il progetto, a patto che ci sia una ricaduta sul territorio e non si persegua solo e soltanto l’interesse del privato. Poi insisterei su un punto». Quale? «Se le istituzioni vogliono che il progetto si realizzi dovrebbero impegnarsi affinché il costo della variante della SR 65 sia a carico dell’imprenditore. Per il suo sogno pretende questo cambiamento? Bene. Ne sia responsabile la Lowenstein srl. Eventuali costi dovrebbero ricadere sulla collettività se, numeri alla mano, siano certificati benefici del Mugello». Di quanto parliamo? «La Regione ha destinato allo spostamento della strada 9 milioni di euro. In realtà, però, si arriverà forse a 12 milioni di euro. Forse 15. Come sappiamo i calcoli preventivi spesso non corrispondono alle cifre finali. Ma, ripeto, perché un’operazione per il privato deve coinvolgere le tasche della popolazione?». La Regione ha voluto dare una rassicurazione a Lowenstein sulla strada, probabilmente. «Noi proponiamo due soluzioni: o la strada la paga integralmente Lowenstein; oppure all’inizio utilizza risorse proprie, per poi essere risarcito solo dopo che si sia constatato che le promesse fatte possono essere mantenute. Vogliamo garanzie. Nella presentazione del progetto, inoltre, la strada attuale è parte integrante della riqualificazione. Nel senso che dove oggi sorge la strada ci sarà in futuro uno spazio (da passeggio, alberato, tipo un vialetto) usufruibile per chi alloggerà nel complesso. Insomma, da una parte rischiamo di pagare per rendere possibile un soggiorno di lusso a chi può permettersi determinate spese, dall’altra non ci sono certezze per la collettività. In Italia, del resto, non sarebbe la prima volta che operazioni di questo tipo si concludono malamente». Ma il comitato, da movimento d’opinione per lo spostamento della strada, sarebbe pronto anche ad allargarsi e battersi contro il «sogno» dell’imprenditore? Sarebbe possibile, sì. Qualora per il Mugello si manifesti un danno, più che un vantaggio, saremo in prima linea. Noi vigileremo affinché la ricaduta occupazionale diventi realtà. Una contestazione a prescindere, insomma? «No. Questo no. Ma rimarremo fermi sulle nostre convinzioni, attenti agli sviluppi successivi e, soprattutto, rigidi per quanto riguarda la realizzazione della strada. Dev’essere sicura, idonea, conveniente. Lo spostamento della tratta, poi, non deve precludere la vista del castello di Cafaggiolo a chi è di passaggio. Bene. Può essere un investimento importante, comunque. «Sì. Ma non dimentichiamo: è un progetto di élite, come ha sottolineato Rossi alla conferenza di presentazione. Una struttura di lusso rivolta a una classe ricca, non certo alla popolazione». Chi è favore del progetto ribatterebbe: i ricchi portano risorse al territorio, danno un contributo al turismo. «Infatti, siamo d’accordo: anche se è nostro dovere continuare a osservare. Senza dare per scontato nulla. Sta anche ai Comuni e agli uffici tecnici mettersi d’impegno, in tempi piuttosto veloci, per avviare i lavori.  E ancora: ci auspichiamo che la politica locale, prima ancora di occuparsi della variante della strada (cioè dell’interesse del privato), venga incontro a quei cittadini che magari hanno attività commerciali e che dalle modificazioni in atto  a Cafaggiolo – tipo dalla variante della strada – saranno danneggiati». Prima i mugellani, poi Lowenstein. «Mi sembra ovvio».

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