Si è costituito formalmente il comitato a sostegno del “Sì” al referendum sulla riforma costituzionale formato, afferma una nota, esclusivamente da giovani di Borgo San Lorenzo e di altre zone del Mugello, con coordinatore Matteo Bardazzi e che avrà la sua sede in via Curtatone e Montanara, 23 presso il circolo ARCI di Borgo San Lorenzo. Ecco la loro nota: Sentiamo di doverci mobilitare in vista di un Referendum, quello sulla riforma costituzionale, che riguarda temi essenziali per il nostro futuro. È importante che altri giovani si interessino, si appassionino e partecipino, in quanto è la nostra generazione, che si caratterizza per la sfiducia e il disinteresse nei confronti delle politica, che rimane la più colpita dalle decisioni e dalle non decisioni che il nostro attuale sistema istituzionale incentiva. Con la modifica della Costituzione non si vogliono cambiare i principi della nostra Carta Costituzionale, riconosciuta, a ragione, tra le più belle del mondo. Ricordiamo che la prima parte, quella riguardante i diritti ed i doveri del cittadino, non viene modificata. La riforma mira a cambiare alcuni e determinati aspetti della seconda parte della Costituzione, l’assetto istituzionale ed il meccanismo legislativo, che dopo quasi 70 anni dall’entrata in vigore, si possono definire malfunzionanti. Da molto tempo si parla di riforma, e finalmente ci siamo: siamo consapevoli che forse non è il progetto migliore del mondo, ma la ricerca continua della migliore riforma, implica uno scorrere inesorabile degli anni, e non possiamo tirarci indietro davanti al tentativo posto in essere di modificare queste storture del nostro sistema. La Costituzione entrata in vigore nel 1948, pur essendo stata modificata alcune volte in passato, nei punti essenziali è rimasta la stessa. Le scelte fatte in sede di Assemblea Costituente erano dettate dalle esigenze del clima del dopo-guerra, dalla necessità di incontro e forte bilanciamento tra le diverse anime che hanno scritto la Costituzione. A distanza di 70 anni, queste scelte, risultano essere inadeguate e anacronistiche. Viviamo in un mondo completamente diverso, caratterizzato da una maggiore velocità dei cambiamenti della società, che rendono necessario un diverso approccio nel momento in cui si prendono le decisioni. L’attuale meccanismo legislativo è farraginoso, ad esso infatti va attribuita in buona dose la colpa di bloccare le decisioni e far malfunzionare il sistema. Il legislatore deve essere maggiormente posto nelle condizioni di svolgere il ruolo che è chiamato direttamente dai cittadini ad esercitare. Inoltre non dimentichiamo che i primi a criticare a posteriori l’assetto istituzionale della nostra Costituzione furono proprio molti Costituenti, non soddisfatti, di come nella prassi si concretizzavano le disposizioni costituzionali. Con questa riforma il bicameralismo perfetto, che caratterizza il nostro Paese tra i regimi parlamentari, scomparirà per la gran parte delle leggi. Il Senato farà da collegamento con le istituzioni decentrate, senza essere una copia, identica ed inutile, della Camera dei Deputati. I rapporti con le Regioni, dopo la modifica del 2001, da più parti ritenuta sbagliata, saranno semplificati, prevedendo allo stesso tempo una centralizzazione statale dei poteri, e Regioni e Comuni che entrano direttamente in Parlamento, membri dei Consigli Regionali e Sindaci, andranno ad essere i membri del nuovo Senato, andando quindi a realizzare l’aspirazione originaria di far vivere la seconda camera come camera di rappresentanza degli organismi locali e regionali. Il Governo non dovrà ricevere la fiducia da entrambe le Camere, fatto che spesso costringe a manovre politiche bizzarre e discutibili, e che costituisce il maggior elemento di instabilità del nostro sistema. Queste sono le maggiori modifiche, ma verranno toccati anche altri aspetti, come l’abbassamento del quorum per i referendum abrogativi e l’introduzione in Costituzione di quelli consultivi (che avranno la funzione di indirizzare le scelte del parlamento) oppure anche altre come l’abolizione del CNEL o la modifica di determinati processi legislativi. Come comitato “Borgo che dice Sì” vogliamo far comprendere le motivazioni alla base di questo processo di riforma costituzionale. Vogliamo informare la nostra generazione su quali siano i punti nodali della riforma, e scendere anche nel dettaglio dei singoli aspetti legislativi. Siamo determinati, nei mesi che precedono il referendum, a lavorare per COINVOLGERE, FORMARE ED UNIRE la nostra generazione sotto questo grande ed ambizioso progetto di riforma, in cui fortemente crediamo: è un’opera di revisione costituzionale che sarà in grado di dare al Paese la capacità e la forza di lavorare finalmente per offrire quelle prospettive concrete e future di cui abbiamo bisogno. C’è bisogno di cambiare. E per cambiare “Basta un Sì”.
Borgo dice Sì. Nato il Comitato per il Sì al Referendum












