Straordinario successo per il primo degli appuntamenti di Versilia Cult, con il nuovo progetto per la stagione 2026 ideato da Augusto Palermo, che ha preso il via sabato 20 giugno a Seravezza, nella bellissima cornice di Palazzo Mediceo, con una serata inaugurale destinata a segnare il grandioso inizio di un nuovo percorso per la vita culturale del territorio.
Una bellissima esposizione di dipinti nel grande prato davanti al palazzo e, sul palco, ad aprire la rassegna, la straordinaria Amanda Lear (per la quale si è dovuto ricorrere allo spazio del Palazzo Mediceo per accontentare le richieste che, in poche ore, avevano esaurito i posti disponibili al Chiostro di Santo Stefano).
Lei, diva all’ennesima potenza, arriva ed evita qualsiasi contatto con chiunque: esce dall’auto ed entra dal retro nella biblioteca del bellissimo Palazzo Mediceo, per uscire poi sul palco davanti a una marea di persone che già dal pomeriggio erano in attesa di un autografo o di una foto.
In scena Amanda Lear è simpaticissima, esattamente come in ogni intervista, e mentre Augusto Palermo fa le domande (fortunatamente non sempre le stesse), l’ex regina bianca della disco-music racconta la sua straordinaria carriera che, dagli inizi degli anni ’60, l’ha vista modella, cantante, attrice, scrittrice e pittrice.
Parla della “sua” arte, non dimenticandosi certo di ricordare Dalí. A Parigi non riesce a dipingere, ma in Provenza, circondata da cani, una capretta e soprattutto tanti gatti, in quel silenzio e in quella luce riesce a creare opere di grande effetto (e grande valore).
Racconta dei suoi concerti con i ballerini mezzi nudi, perché “se non sei una grande cantante devi distrarre l’attenzione del pubblico”; del suo incontro con Mina, che le disse che finalmente c’era una cantante “con le palle”.
Racconta dell’incontro con Berlusconi, quando ancora era solo proprietario di reti televisive, che dopo averla vista a Telemontecarlo la volle per il programma che rivoluzionò lo show televisivo, proponendo una donna alla conduzione e un uomo come “valletto”.
Ricorda Fellini, che le disse che per fare un film con lui avrebbe dovuto tornare quando fosse stata “grassa e brutta”. Parla del suo rapporto con la vecchiaia (che non ama), del preferire un gatto a un uomo bello e giovane, perché al gatto non importa se sei truccata o elegante, e parla soprattutto di Ferzan Özpetek, con il quale sta girando un film.
Ha lavorato molto negli ultimi anni con giovanissimi registi che possono diventare i Coppola di domani, ma l’amore per il cinema di Özpetek e Almodóvar è grande, e finalmente riesce a lavorare con uno di loro, perché le cose accadono, basta saper aspettare.
Interessante anche la sua idea di superstizione: in Francia è per il verde (da noi per il viola), per i garofani, perché alla prima donna si mandano le rose, alle altre non puoi mandare lo stesso fiore, quindi mandi i garofani; da qui il fatto che, se si mandano garofani, significa che non la si considera la prima donna.
E dopo aver dichiarato di amare più i gatti degli uomini, conclude liquidando Augusto dicendo che non può restare ancora perché ha una vita sessuale — già sentita ma sempre divertente — in un ulteriore controsenso nel puro stile di una carriera improntata su notizie opposte, supposizioni, misteri e scoop veri e falsi che hanno fatto di Amanda Lear un personaggio divertente, pieno di cultura e umorismo, che da sessant’anni piace come modella, come attrice, come cantante, come pittrice e, alla fine, piace anche come diva, anche se…
Massimiliano Miniati






