Per me che sono solito recarmi sui monti della Futa e della Raticosa, in territorio Toscano, è stata una sorpresa vedere, una delle “”famigerate”” pale eoliche svettare proprio sulla cima della montagna della Raticosa, a circa 960 metri di altitutine, proprio sullo spartiacque che separa il bel paese di Pietramala dai paesi di Montalbano e Filigare, due paesi toscani molto pittoreschi, quasi sul confine fra Toscana ed Emilia Romagna. Infatti a Filigare passava l’antichissima strada etrusca, poi medievale, (che aveva un percorso diverso da quello odierno), essa saliva a Scaricalasino (l’odierna Monghidoro), per poi dirigersi a Ovest o a Nord verso Misa (Marzabotto?), oppure Felsina etrusca (Bologna).
Ritornando alle “”pale”” mi sono davvero meravigliato nel vedere quella enorme pala, che ho scambiato per un elicottero, che fosse atterrato lì per caso. Dato che la mia curiosità in questi casi è intrattenibile, ho subito salito, con alcune persone, il poggetto sul quale è stata sistemata la “”pala eolica””. Una di queste persone, che evidentemente ne sapeva molto più di me, mi ha spiegato per fila e per segno, come funzionasse uno di qaesti congegni. Ma siccome non sono tanto bravo nelle scienze tecniche vi risparmio la spiegazione. Mi preme di più raccontarvi le mie emozioni. Ho guardato questo enorme palo, l’elica che fa girare il motore, la carlinga (che sembra quella di un aereo) e poi la porticina stretta, stretta che conduce alla cima. Proprio accanto al pilone della ‘pala’ c’è un capannetto in metallo che contiene un altro grosso motore. Tutto qui. La pala, non essendo ancora in funzione, non girava e pertanto, questa era come un bel giocattolo, che per il momento non ci regalava la gioia di funzionare.
Sinceramente, vedendo di persona questa installazione, non mi è sembrato, che avesse tutte quelle caratteristiche negative, che recentemente si affermava (voci di protesta, spesso giuste, spesso da riconsiderare). Non è stato possibile potuto calcolare l’impatto acustico, perché non era in funzione, ma posso giudicare dell’impatto inquinante, che invece mi sembra nullo o quasi. Il pilone, è fermato su una piccolissima piattaforma in cemento, che misurerà al massimo 2x2mt. Quindi l’impatto cemento armato mi sembra scongiurato, oggi si fanno cose molto peggiori di questa (vedi l’edilizia selvaggia, anche nei luoghi d’arte e nei luoghi turistici, promossa anche dai nostri amministratori comunali, che invece dovrebero tutelare i nostri patrimoni).
Le pale eoliche me sembrano una cosa positiva, a patto che le stesse funzionino davvero, cioè che ci sia sempre vento sufficiente per farle funzionare, e che producano l’elettricità (pulita) che devono produrre. Io vedo quindi queste pale, come uno strumento necessario, anzi indispensabil, per la nostra Toscana, così carente di energia, e mi auguro nel prossimo futuro di vedere nel nostro territotorio, sulle nostre cime dei nostri monti un ‘pullulare’ di queste meravigliose ‘pale’ eoliche, che tanto bene dovranno fare per produrre energia pulita ed evitare inquinamento.
Detto questo, vorrei spezzare anche una lancia per quanto riguarda l’impatto ambientale delle stesse. Sinceramente, non è il massimo che potremmo desiderare. Il valore paesaggistico viene un po’ ‘sminuito’, ma tutto in misura relativa. Queste ‘pale’ non sono edifici in cemento armato, che hanno un impatto sull’ambiente devastante (purtroppo, come dicevo, certi Comuni del Mugello e dell’alto Mugello si sono lasciati un po’ prendere la mano); queste pale, una volta che non servono più possono essere abbattute con la più grande facilità, così come sono state costruite.
Il mio parere quindi è che queste pale eoliche rappresentano un vero ‘toccasana’ per produrre energia pulita (eliminando carbone, benzina, energia nucleare, ecc.). Il mio giudizio quindi è positivo, con qualche riserva per il patrimonio paesaggistico.
E allora? Ben vengano le pale eoliche che non fanno del male a nessuno (o quasi)
Paolo Campidori, Copyright
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