OK!BIO: Quando i bambini mangiano in mensa

Ignazio Garau

OK!BIO: Quando i bambini mangiano in mensa

OK!BIO: Quando i bambini mangiano in mensa
15/10/2018

Guardando alle scelte che vengono fatte nei comuni per dar da mangiare ogni giorno ai nostri bambini possiamo capire il livello di coesione delle nostre comunità locali, il rispetto dei diritti dei bambini e dei più giovani, la solidarietà e la convivialità che vengono praticate, le scelte di investimento sulla qualità del nostro ambiente, per il benessere e per la salute dei nostri figli, ma anche nostri. Insomma, anche dalla mensa si può capire se una comunità guarda al futuro o se arranca per sopravvivere giorno per giorno: le mense scolastiche sono lo specchio delle nostre comunità.

No, non vale il discorso viviamo una situazione di crisi, non ci sono risorse da investire e anche i servizi alla persona devono sottostare ai tagli alla spesa pubblica. Non è solo un discorso di aumento dei costi, come ci dimostrano molte esperienze. È una questione di visione, di modelli organizzativi che si adottano, perché, frequentemente, con la stessa spesa si possono raggiungere risultati migliori e sicuramente più vantaggiosi per il territorio interessato.

L’Italia è stata un modello di riferimento a livello europeo, e non solo, per le scelte che sono state fatte, a partire dagli anni ’70, per innovare il servizio di ristorazione scolastica, sia in termini di riorganizzazione dei processi di produzione e distribuzione dei pasti, che di introduzione di alimenti biologici e locali nella preparazione degli stessi. Il modello di alimentazione “biomediterraneo” sperimentato dapprima in alcuni comuni come Cesena e Grugliasco (TO) sul finire degli anni ’80, è stato successivamente adottato in molte altre realtà, in tutta la penisola. Oggi, però, se confrontiamo la situazione di molte città italiane con quello di analoghe realtà europee, scopriamo che, mentre in Europa sono andati avanti (prendendo esempio proprio dalle nostre esperienze), noi in Italia siamo rimasti al palo, quando addirittura non siamo andati indietro, magari anche spendendo di più per ogni pasto somministrato.

Se negli anni ’80 e ’90 i genitori lottavano per migliorare il servizio di mensa scolastica, inteso anche come importante momento didattico, oggi si lotta per ottenere il riconoscimento del diritto al “panino” portato da casa. Un passo indietro, la scelta di rinunciare a un diritto anziché la battaglia per ottenere il miglioramento, sia in termini economici che qualitativi, di questo importante servizio.

Tanto che un dirigente scolastico ha avuto modo di dichiarare ai giornali “In questi anni di crisi sociale ed economica, avere la possibilità nella scuola di avere un pasto comune e in condivisione con tutti arricchisce notevolmente lo spazio formativo ed educativo; la mensa non è una semplice somministrazione di calorie ma un fantastico momento di conviviale condivisione tra bambini, ognuno con la propria identità. Vedere nelle mense delle strisce bianco/rosse che delimitano la zona di chi usufruisce e chi non usufruisce del servizio è un pugno allo stomaco, la prova tangibile di una discriminazione su base economica e sociale”.

Durante ogni giorno di scuola, abbiamo l’opportunità di trasferire ai nostri ragazzi informazioni fondamentali per la loro salute futura e per la loro cultura, servendo loro del cibo “buono e biologico”, capace di avviare momenti di informazione e di formazione, per affermare nuovi stili di vita e un nuovo modello economico.

Questa necessità non è mai stata così urgente come oggi, sia per la necessità di ricostruire una prospettiva di crescita economica sostenibile, sia per la necessità di intervenire in maniera preventiva sulle tante e diverse patologie di origine alimentare. Infatti, un bambino su quattro è obeso o sovrappeso, e uno su tre è destinato ad ammalarsi di diabete nel corso della sua vita. Senza contare tutte le altre patologie che sono di origine alimentare.

Il modello alimentare e la qualità del cibo sono un’assicurazione sulla vita dei bambini.

Nulla potrà assicurare un futuro sostenibile alla nostra alimentazione e all’agricoltura, o prevenire le malattie emergenti che minacciano il benessere di una generazione intera, se non ci preoccupiamo di intervenire subito e di garantire una adeguata educazione alimentare ai nostri ragazzi.

Invitiamo, pertanto, tutti coloro che sono interessati all’argomento (amministratori locali, genitori, insegnanti, produttori agricoli, ecc.) a scrivere per comunicare le loro opinioni e proposte all’indirizzo mail: redazione@okmugello.it

Ignazio Garau


Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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