#1 In autostop con Indro Montanelli. Le interviste di Francesca

Attualità
visibility5 - sabato 20 aprile 2019
di Francesca Apricena

Inauguriamo un nuovo spazio... molto speciale "Le interviste di Francesca". Francesca Apricena è una 'guerriera' che non si è arresa di fronte alle sfide che la vita gli ha presentato. Diventata da qualche settimana giornalista, si è subito messa al lavoro realizzando questa rubrica con interviste a personaggi noti e meno noti, fatti curiosi, viaggi e pensieri. Il tutto realizzato grazie ad un tablet e una APP per sintetizzare la voce. Grazie alla tecnologia e alla sua tenacia, Francesca, ci riserverà delle belle e interessanti sorprese. Chiunque lo desideri potrà seguire le "Interviste di Francesca" tramite podcast su OKMugello, su Youtube, Spreaker e tutti i vari social.

Intervistiamo un uomo che negli anni 70 aveva 19 anni e si spostava per l'Italia facendo l'autostop. É tra i tanti viaggi ha avuto l'occasione di incontrare Indro Montanelli.

Ma per noi, più giovani, chi era Indro Montanelli? Sicuramente un uomo, un giornalista di tanta cultura alle spalle, che ti usciva con frasi tipo: “Forse uno dei guai dell’Italia è di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida «Forza Roma!», allude soltanto a una squadra di calcio". E diceva anche: “niente finisce in tempi certi in Italia, tranne le partite di calcio”.

O altra bella frase: “L'unico consiglio che mi sento di dare e che regolarmente do ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”.

Comunque parlando con Matteo, un pugliese con anima lombarda trapiantato in Mugello, che ha vissuto inconsapevolmente l'esperienza di viaggio con Indro Montanelli, rispondendo alle mie domande ha affermato che “Oggi non c'è più nessuno che fa l'autostop... perché siamo diventati un popolo di qualunquisti. Ognuno viaggia per conto suo... Basta andare in un ristorante per accorgersi che  ognuno, anziché dialogare, parla e smanetta col suo cellulare”.

Poi, alla domanda “Tra 10 anni vedi ancora la possibilità di fare l'autostop?”  Mi risponde: “Se tra 10 anni troviamo giovani che vogliono cercare di uscire dalla protezione in cui vivono, e magari vogliono abbandonare questi adulti che si sono “imborghesiti”, forse potremmo vedere tanta gente a rifare l'autostop.  Questo vuol dire che i giovani si devono impegnare e decidere di voler camminare con le proprie gambe. Allora, se così fosse,  potrebbero volerci pullman  per trasportare tutti. Ma bisogna aver coraggio per  dar fiato  alle proprie idee".

Con il mio sintetizzatore gli pongo altre domande: Un tempo c'era una fiducia che oggi non c'è più?

"È tutto un altro mondo. Oggi non abbiamo fiducia nemmeno in noi stessi, figuriamoci del prossimo. Basta aprire i giornali e leggere i titoli per rendersi conto di come funziona. Oppure guardare i vari siti online. Prima c'era un senso di solidarietà e disponibilità nei confronti del prossimo che era illimitato. Oggi è cambiato tutto. Tanta violenza di ogni genere. Fisica e verbale. E la gente ha paura di se stessa e degli altri. Perché siamo un paese, anzi un mondo alla deriva."

Una ragazza negli anni 70 avrebbe potuto viaggiare liberamente come un uomo?

"No.  Non c'era l'abitudine culturale nel  vedere una ragazza che avrebbe potuto fare l'autostop.  E quelle che lo facevano, poche, erano tutte straniere. E venivano sempre etichettate per ciò che non erano. Non c'era libertà di movimento, di espressione, non c'era insomma la libertà di poter fare l'autostop."

Ancora oggi, fare un viaggio in autostop, è sinonimo di libertà?

"Metafisicamente si.  Ma oggi non c'è più nessuno che lo fa. Perché siamo diventati un popolo di qualunquisti, ognuno viaggia per conto suo. Come andare in un ristorante. Uno chiama e dice: “siamo in dieci". Poi uno arriva lì ed ognuno utilizza e parla col suo cellulare."

Domandona finale: “tra 10 anni mi piacerebbe poter essere ancora libera di scegliere di fare l'autostop o no?:

"Se da qui a  10 anni aumenteranno  il numero delle ragazze come Greta, la ragazza che è riuscita a generare nel  mondo elementi di curiosità per la salvaguardia del mondo stesso, e quindi aumentano i ragazzi che vogliono viaggiare senza ascoltare chi  gli vuole raccontare le storie, ed uscire da questo mondo in cui gli adulti si sono “imborghesiti", ecco secondo me potremmo vedere tanta gente a fare l'autostop. Però, questo vuoi dire che i giovani si devono impegnare e decidere di voler camminare con le proprie gambe.  Ma bisogna dar fiato e seguito a chi, come Greta, ha deciso di dar voce al proprio istinto “diventando proprietari del proprio destino” e mi sembra che questo dei giovani sia un bel  sogno. Se poi si traduce in qualcos'altro, meglio”.

 

 

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