La storia di Marradi nella storia di una famiglia. Recensione e intervista

Lorenzo Bartolini

La storia di Marradi nella storia di una famiglia. Recensione e intervista

La storia di Marradi nella storia di una famiglia. Recensione e intervista
08/07/2016

“Ciò che resta del silenzio”, è questo il titolo dell’ultimo romanzo dello scrittore Alessio Fabbri, nato a Lugo, in provincia di Ravenna, a circa un’ora e mezzo da Marradi, dove si trovano le origini e la storia della sua famiglia.

Una storia che viene raccontata fra le pagine di questa sua nuova opera, frutto di una ricerca storica e genealogica, e che vede protagonista Domenico Fabbri, bisnonno dell’autore, attorno al quale ruotano le vicende riportate, sino al tragico evento storico, che segnò la sua scomparsa, del bombardamento del paese toscano a causa delle operazioni belliche alleate il 5 giugno 1944.

Una ricostruzione, dunque, di una pagina della propria famiglia che si intreccia con la storia di un paese; la storia di una guerra che non ha mai guardato in faccia nessuno; la storia di bombardamenti che troppo spesso interessavano i civili, ignari del pericolo che poteva provenire dal cielo, come quello che, il 5 giugno di oltre settant’anni fa, ha lasciato nella vita di Marradi, dei suoi abitanti e della famiglia di Alessio Fabbri ferite che è stato possibile curare solo con il tempo e con la conoscenza.

Molte sono le testimonianze riguardo a questo evento in particolare ed alcune sono state raccolte dall’autore per poter delineare, all’interno del proprio romanzo, una ricostruzione quanto più verosimile alla realtà, coadiuvata ad una personale narrativa che gli ha permesso di dare ordine alla storia.

Come precedentemente detto, la storia è quella di Domenico Fabbri, nato nel 1868 a Sessana, una piccola frazione di Marradi. La sua vita viene narrata tramite l’utilizzo di flashback e ricordi che ci permettono di costruire un’identità di un personaggio ai tempi molto conosciuto e importante fattore della zona limitrofa a Marradi.

Saranno proprio le scelte fatte nella vita di questo uomo, come ad esempio quella di recarsi in Svizzera, a determinare il futuro dei suoi figli e della sua famiglia, costretta a dividersi su due rami paralleli fra i quali corrono diversi chilometri di distanza.

Il romanzo si presenta dunque come una sorta di omaggio generazionale, un richiamo alle proprie origini con l’obiettivo di non dimenticare, di non lasciare cadere la storia nel silenzio che spesso si genera attorno ad eventi o persone appartenenti ad un passato che sentiamo lontano, nonostante non lo sia affatto.

Ed in mezzo al silenzio cosa resta? È possibile dare voce a qualcosa che è stato dimentica? Ebbene lo abbiamo chiesto all’autore stesso, che si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande, per spiegarci, oltre al suo lavoro, cosa lo ha spinto a dedicare un così grande interesse a suddetto argomento.

Da dove nasce il desiderio di andare a indagare sul passato della propria famiglia, andare a ricercare la storia dei propri avi, inserendola in un momento storico come quello della Seconda Guerra Mondiale e precisamente i bombardamenti a Marradi del 5 giugno del ’44?

In linea di massima la curiosità c’è sempre stata. Si trattava soprattutto di trovare delle risposte, perché attorno a me non ve ne sono mai state.

Il libro, non a caso, si chiama “ciò che resta del silenzio” nel senso che prima altro non c’era che il silenzio, sia sull’origine di mio nonno, che è morto 20 anni prima che nascessi, sia sulla vita di mio bisnonno, insomma, vi era silenzio riguardo tutto ciò che precedeva mio padre.

Dunque, partendo dal fatto che mio nonno era originario di Marradi ho intrapreso un percorso a ritroso, andando a ricercare notizie attraverso i documenti dello stato civile del paese, per il quale ringrazio il comune, che mi ha dato la possibilità di usufruire dei documenti necessari, e le parrocchie limitrofe che mi hanno aiutato a ricostruire un quadro generale.

Indagando sulle origini di mio nonno, nato a Sessana nel 1902, ho deciso che la storia più interessante e anche significativa da raccontare sarebbe stata quella della generazione precedente, ossia del padre di mio nonno, Domenico Fabbri, storia che si intreccia inevitabilmente con la vicenda dei bombardamenti a Marradi dove trovò la morte assieme alla figlia Maria nata nel 1898.

Il desiderio di scrivere vi era già, ma l’intreccio fra le vicende storiche e la storia della mia famiglia ha dato la possibilità di creare un romanzo, breve ma denso di contenuti.

Raccogliendo informazioni storiche, grazie alla biblioteca di Marradi, ho creato una cornice attinente ai fatti storici, riprendendo anche testimonianze, mentre, per quanto riguarda la parte familiare, sono andato a cercare il ricordo di parenti collaterali che ho ricercato e ai quali ho semplicemente chiesto di raccontare ciò che sapevano.

Per fortuna ho trovato nel figlio del cugino di mio nonno testimonianze importanti che mi hanno aiutato a creare l’atmosfera necessaria.

Si è interessato particolarmente alla vita di suo bisnonno, ci può dire il perché? Quali sono gli aspetti che rendono la storia di questo uomo così importante?

In realtà di mio bisnonno non sapevo quasi nulla e questo mi ha spinto a cercare altre informazioni. Domenico Fabbri è stato un fattore abbastanza importante nella zona di Marradi e so che prima di fare questo lavoro ha pure cercato fortuna in Svizzera. Questo avvenne nel periodo successivo alla morte della moglie, evento che ha avuto ripercussioni importanti sulla vita di mio nonno.

Tornato dalla Svizzera infatti Domenico prese con sé gli altri figli, lasciando mio nonno, ancora troppo piccolo, con i parenti della moglie scomparsa. Questo ha portato nei decenni successivi mio nonno da queste parti, nel ravennato, dove appunto sono nato pure io, mentre invece l’altro ramo della famiglia è rimasto a Marradi. Quindi tutt’ora vi sono discendenti di Domenico che vivono nelle zone limitrofe.

L’interesse per questo uomo è nato dunque dal fatto che è l’unico mio punto in comune con quelle radici di campagna. Potremmo dire che la frattura principale della famiglia è nata da lui. Da qui la mia ricerca si è trasformata in un andare a cercare di scoprire i motivi dietro alla vita di Domenico e varie altre curiosità.

Quanto all’interno della sua famiglia, anche fra le persone che ha ricercato e contatto, è percepita questa appartenenza storica ad un luogo, ad un evento come quello dei bombardamenti e ad un passato che è poi quello che lei è andato a scrivere?

L’interesse c’è, perché il fascino per le proprie origini è intrinseco in ciascuno di noi, ma sicuramente non in modo approfondito quanto per me.

Mio nonno si era dovuto allontanare da quel ramo, per scelta del padre, e quando morì si è interrotta la continuazione storica di una memoria di lunga data.

Abitando nel ravennato la mia vita era lontana da Marradi. Saltuariamente mio padre si recava a Marradi e ci portava con lui. Da quel momento ho cominciato a vedere qualcosa, ad interessarmi a quanto avevo attorno, ma era ancora presto in quanto ero adolescente. Poi l’interesse è diventato sempre più centrale e ho iniziato a visitare il paese più spesso, interessandomi alla storia della mia famiglia e non solo.

Questo suo romanzo breve verso chi è indirizzato? Per lei che lo ha scritto, quale è il lettore ultimo e quale l’obiettivo, al si là del interesse personale?

 Verso chi è indirizzato direi la famiglia prima di tutto. Quei parenti che qualcosa sanno, ma non tutto; quelli che non volevano sapere, ma si sono incuriositi; un po’ tutti quelli che condividono il mio cognome, ma anche ovviamente la popolazione di Marradi. In questo romanzo c’è di fatto un evento “personale” che va ad instaurarsi in un campo che è patrimonio di tutti, diciamo, che appartiene alla memoria del paese.

Ma anche in generale a tutti quelli che vogliono scoprire le proprie radici, che magari possono essere incoraggiati a fare questo percorso di ricerca, che io vedo come anche un percorso umano e morale, oltre che fatto di numeri e date.

Alessio Fabbri, autore di altri scritti come “La Magiara, “Gli elementi dell’essere” e “Continuum” (per i quali riceve molti apprezzamenti sulle proprie pagine social), nasce a Lugo nel 1981, è laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Ferrara ed insegna la Lingua Inglese.

È possibile trovare ulteriori informazioni sull’autore e sul libro sul suo sito personale, molto curato e dettagliato, dove vi è la possibilità di guardare il minidocumentario tratto da questo suo ultimo romanzo.

Lorenzo Bartolini


Nato a Firenze nel 1991. Laureato in Scienze Politiche (Comunicazione, media e giornalismo) ed attualmente studente magistrale in "Comunicazione pubblica e politica" alla Scuola Cesare Alfieri. Musicista ed aspirante scrittore, non esco mai senza un plettro ed una penna.

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