Mugello

Mugello Toscana Bike, in Maremma per il 1° Maggio. Resoconto della gara

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Il primo week end al mare dell’anno. Partimmo con il camper tutti insieme, belve pelose comprese (i nostri due pastori tedeschi) per andare alla Gran Fondo di mountain bike a Talamone (GR). Era la prima gara di mountain bike della Stefania, anche se non la vidi mai troppo emozionata. Forse perché delle competizioni non è mai stata attratta, o forse perché solamente inconsapevole di quello a cui sarebbe andata incontro. Arrivammo il venerdì sera, giusto in tempo per ammirare un bellissimo tramonto dalla torre di Talamone e per andare a cena in un ristorante di quel bellissimo borgo marinaro. La mattina al risveglio, girata per il paese, con caffè sul molo e poi breve relax sulla spiaggia, con bagno insieme a figli pelosi e non. Nel pomeriggio invece, dopo esserci cambiati, andammo a fare una sgambatella in bici. Non volle mancare di venire anche Matteo, con la sua mini-mountain bike e la sua micro-tutina di Quelli di Sagginale. E non volle mancare di completare tutto il giro da 20 km e circa 600 metri di dislivello, con impegnative salite e difficili discese, specialmente da percorrere con quelle piccole ruote. Ma il suo entusiasmo, la sua voglia di essere “grande”, nonostante i suoi otto anni, non gli fecero sentire nemmeno troppa fatica, anche se su una ripida salita, sembra che qualche lacrima scese sul suo visino. La Stefania invece, anche se leggermente ritardata dal piccolo Matteo, era al settimo cielo, talmente fiera di aver fatto il suo giro con Matteo, che (parole sue), avrebbe potuto anche fare a meno della gara, la sua soddisfazione l’aveva già avuta. Anche io mi guardai il percorso corto, che ricalcava parte iniziale e parte finale della gara che avrei fatto l’indomani, cercando di scovare insidie e problematiche per meglio superarle in gara. La sera vide raggiungerci la Roberta e Claudio. La Roby, avrebbe gareggiato l’indomani con la Stefania nel percorso corto, mentre Claudio in versione accompagnatore, se ne sarebbe andato a fare un giro su strada. La mattina ci vide preparare con minuziosa meticolosità e portarci in griglia con sufficiente anticipo. La serenità e la tranquillità era con noi, anche se la Stefania lasciò trasparire un po’ d’emozione all’appropinquarsi del via. Lo start fu come mi aspettavo, molto rapido e lanciato, con il gruppetto di testa a martellare giù duro fin da subito. Mi cercai qualche buon compagno che tirasse il tratto veloce, cercando di non mollare la ruota, ritrovandomi subito davanti con i più forti. La prima salita fu bevuta in un rapido sorso, così come la prima discesa, che feci con calma, vista la continua pioggia della notte ed il terreno reso abbastanza viscido. Fu poi il turno della seconda salita, del ristoro e dei rapidi strappi che intervallavano la seconda discesa. Su uno di questi, troppo ripido e scivoloso da percorrere a pedali, dopo un brutto rumoraccio proveniente da dietro, mi resi conto che la cassetta pignoni era bloccata e che, in pratica non potevo pedalare indietro, o semplicemente non pedalare in discesa. Provai un po’ tutte le manovre, anche prendendo un sasso e battendo violentemente sull’asse del mozzo per sbloccare la ruota libera. Si fermò anche un ragazzo del Team Max Lelli per provare ad aiutarmi invano. Vidi sfumare la mia gara mentre i concorrenti che mi seguivano, uno dopo l’altro mi sorpassavano inesorabilmente. Dalla mia stimata 25° posizione assoluta, mi ritrovai ben presto ultimo, a piedi a spingere anche in discesa la mia bici, deciso ormai a trovare la più veloce strada per tornare verso il campeggio. La rabbia e la delusione ribollivano dentro di me, fintanto che ritrovandomi ultimo, staccato ed a piedi, fui esortato a ritirarmi. Patire sempre, mollare mai. Non mi era mai capitato di essere consigliato al ritiro, quindi tentai il tutto per tutto, risaltando in sella e, a gambe larghe, cercare di percorrere gli ultimi metri di discesa per poi cercare di rimettere i piedi sui pedali e provare a pedalare come con una bici a scatto fisso. Sapevo che l’impresa sarebbe stata impossibile, ma la mia caparbiaggine a volte è andata anche oltre… La catena saltò un sacco di volte, fino a che, forse una buca, forse con colpo più violento alla ruota posteriore, sblocco il corpetto ruota permettendomi di riprendere una pedalata normale. Bene, dissi, ormai la gara è andata a farsi friggere, facciamoci quest’allenamento!! Ma l’adrenalina da gara era sempre dentro di me, e pedalando come un forsennato, riuscii a raggiungere e superare, uno dopo l’altro, molti concorrenti. Spinsi all’inverosimile, con le gambe che sugli ultimi chilometri, mi fecero veramente male. Sul fine gara raggiunsi la Stefania che aveva la ruota posteriore squarciata. Nooo, una domenica che dal punto di vista meccanico, c’ha voluto veramente male!! Vedendomi arrivare, mi incitò a correre, ma più di quello ormai non ero in grado di dare. Sull’ultima micidiale rampa, i crampi mi irrigidirono le gambe con dolori atroci, ma ormai era quasi tutta discesa, brutta e difficile, ma discesa. Percorsi il primo pezzo cercando di recuperare fisicamente le gambe dalla fatica, poi abbassai la testa e su qualche roccia chiusi pure gli occhi, nell’inconsapevolezza di ciò che sarebbe accaduto. Poi l’ultima salitina, le ultime preghiere, le ultimissime energie, alle mie spalle nessuno ad impensierirmi, davanti uno di pochi secondi, ma troppi da poter recuperare. Alla fine tredicesimo di categoria e sessantaquattresimo assoluto. Vabbè le gare sono anche questo… anche se non nego che rimasi profondamente amareggiato… La Stefania riuscì a tornare con la ruota a terra, giungendo 3° delle donne nel percorso corto. La Roberta, dopo una caduta che le procurò graffi ed escoriazioni, riuscì a vincere comunque la gara corta, categoria femminile. E poi, dopo la doccia, il pasta party e la serenità ritrovata, controllai i dati del Garmin rendendomi conto che l’inconveniente al corpetto della ruota m’aveva fatto perdere ben 20 minuti… 2h 11′ di movimento contro le 2h 31′ effettive del cronometraggio. Sono conti virtuali, irreali, ma che fai comunque e che confermano che non stavo andando malaccio, alternando in me pensieri positivi per la preparazione, a pensieri negativi per come era andata la gara. Quei malefici 20 minuti mi avrebbero messo tra la 21 esima e la 26 esima posizione assoluta e fra la quinta-sesta di categoria… Ma come detto, sono un po’ come i conti del fantacalcio, non hanno nessun riscontro reale, perché con i “se” e con i “ma”, non s’è mai realizzato niente. Unica cosa certa invece, era che mi facevano male le gambe, anche solo a spingere la frizione del camper nel viaggio di ritorno a casa e che comunque, la tenacia per non aver mollato nemmeno con chi mi esortava a ritirarmi, ha vinto sul resto. Chissà chi era invece quell’altruista biker del team di Max Lelli che si fermò cercando di aiutarmi, consapevole di “sprecare” il suo tempo per me… Fra chi vive lo sport vero, quello sano e costruttivo, fra chi è abituato e sa cosa vuol dire soffrire, capita anche questo, anche se siamo perfetti sconosciuti in mezzo ad un bosco della Maremma.

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