Dicomano – Vicchio. Un anno e nove mesi di reclusione per i due titolari (un italiano ed un croato), senza neanche la previsione della sospensione condizionale. E’ arrivata, ed è particolarmente dura, la sentenza per il tragico incidente sul lavoro che, nel novembre 2011, vide protagonista uno sfortunato 30enne rumeno nei boschi tra Vicchio e Dicomano. L’uomo, infatti, impiegato a nero come taglialegna, venne sfigurato al volto dalla propria motosega; sfuggita al suo controllo dopo che era stato investito da un ramo tagliato. Ed ora, nelle motivazioni del giudice Magnelli, si ricostruisce una storia di ordinario disagio. Il 30enne era di fatto (anche se appunto a nero) alle dipendenze di un croato (Milan Mirkajlovic) che formalmente prendeva il lavoro da un committente italiano (Giovanni Romagnoli). In realtà, è emerso, i due erano soci di fatto e si avvalevano di manodopera a nero. E dalle ricostruzioni è emerso che il dipendente rumeno viveva in casa del proprio titolare (il serbo) dovendo però pagare per vitto e alloggio. Particolarmente cruento il racconto dell’incidente. Il luogo non era raggiungile dai mezzi e dalle auto. E l’uomo dovette percorrere a piedi un lungo tratto, con il volto sfigurato bendato alla meglio nella camicia strappata. Ai due condannati non è stata riconosciuta la sospensione condizionale della pena perché da controlli successivi all’incidente è emerso che non avevano fatto niente per migliorare le condizioni di sicurezza degli operai.
Sfigurato dalla motosega, era a nero. Condannati i titolari….












