Dall’amico e collega Luciano Martelli di Pontassieve riceviamo e pubblichiamo questa presentazione di una mostra d’arte di due note artiste, di cui Libuse Babakova, ha dimorato per alcuni anni nel Mugello:
“ – Sabato 26 aprile 2014 alle ore 17 verrà inaugurata al Gruppo Donatello di Firenze la mostra di pittura e di scultura con opere di Libuse Babakova e di Patrizia Pandolfini Renzi.Questo incontro fra due artiste, diverse per formazione e provenienza, è caratterizzato dalla particolarità di tenere insieme ai bozzetti e alle tele anche sculture di creta; tutte opere che mostrano contorni indefiniti senza il perimetro imposto dalle cose stabili e inerti, orgogliosi aspetti di libertà creativa che solo una sensibilità femminile riesce talvolta a valorizzare.
E spesso una sola mano rischia di rimanere prigioniera di un personalismo che, seppur forte e creativo e in grado di offrire spunti meditativi, senza coinvolgere in un percorso che in modo sinuoso porti alla scoperta di un sentiero tracciato che vorremmo percorrere ma da soli non riusciamo a vedere.
Libuse e Patrizia, così uguali e così diverse, insieme ci sono riuscite, Cecoslovacchia e Italia, un binomio insolito di musicalità e concretezze che si integra spingendosi a vicenda in una performance umana ancor prima che artistica.
Patrizia Pandolfini Renzi ha realizzato oltre cinquanta mostre nelle sua Toscana arrivando anche a Parigi e a Berlino dove ha conseguito successi e notorietà. Nelle sue creazioni, donne, uomini e bambini, si avverte lo scorrere del tempo che scandisce le evoluzioni dell’età, adolescenza, giovinezza e maturità, tempi destinati a svanire e resi eterni dalle forme di queste figure via via più grevi e pesanti ma con la testa eretta o reclinata delle creature pensanti.
La vita scorre ma lascia storie e pensieri. Ieri come oggi. Con acqua, terra e fuoco nel soffio creativo plasma il bello e talvolta il sublime, quando il genio regala bassorilievi di Madonne col Bambino su percorsi devozionali o a completamento di luoghi di fede.
Libuse Babakova è l’altra metà del cielo preso a prestito da Brno in terra Ceca; inserisce nei volumi muti delle statue l’espressione visiva che non conosce frontiere o linguaggi; la poesia del paesaggio, le sagome dei campanili come le mura delle case che degli uomini custodiscono affetti e segreti sono identici aspetti sotto il Castello del Trebbio come di fronte alla Fortezza dello Spielberg quando le colline si fermano nell’Arno o nella Moldava per allungarsi nelle ombre silenziose della sera.
Ed è in quei silenzi che la fantasia creativa di Libuse cerca le sue Intrusioni dai colori vivaci che si intrigano in percorsi senza sbocco, come del resto fa anche l’animo umano.
Il paesaggio genera il pensiero, il pensiero non si controlla, si può solo seguire fino a che rimane sereno e vivace, come Libuse sa rappresentare nelle sue tele.
Una Mostra che è un invito allo studio di noi stessi oltre i propri orizzonti, noi, complesse creature di un mondo che spesso non riusciamo neppure ad immaginare se la ricerca del nuovo e della bellezza non ci spingessero a superarne i confini.
Un’ opera eposta al Gruppo Donatello













