Barberino di Mugello Firenze

Sapori per la Pace: mense scolastiche tra flop e spreco record

A Barberino di Mugello il centrodestra chiede rimborsi alle famiglie dopo il flop del menù palestinese nelle mense scolastiche

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Il progetto “Sapori per la Pace”, promosso nelle mense scolastiche toscane con finalità educative e interculturali, finisce al centro delle polemiche politiche e mediatiche. A Barberino di Mugello, il gruppo consiliare di centrodestra ha presentato un’interrogazione formale al sindaco e alla giunta comunale, parlando apertamente di fallimento dell’iniziativa dopo i dati relativi allo spreco alimentare registrato l’11 dicembre 2025.

Il menù palestinese e lo spreco di cibo

Nel dettaglio, nell’ambito del progetto gestito dalla società pubblica Qualità&Servizi, nelle mense scolastiche è stato servito un “menù palestinese” composto da mujaddara (riso e lenticchie), hummus e carote. Un pasto che, secondo quanto riportato nell’interrogazione, non avrebbe incontrato il gradimento degli alunni, determinando uno scarto alimentare definito “altissimo”.

A Barberino di Mugello, le segnalazioni di genitori e personale scolastico parlano di percentuali di cibo gettato via fino al 90%, con la conseguenza che molti bambini non avrebbero consumato il pasto, restando a digiuno durante l’orario scolastico o ricorrendo a merende portate da casa.

Il centrodestra: «Spreco inaccettabile e servizio inadeguato»

Nell’atto presentato in Consiglio comunale, il centrodestra sottolinea come una simile situazione configuri uno spreco alimentare di massa, in aperto contrasto con le linee guida sulla sostenibilità e sull’educazione al valore del cibo. Viene inoltre contestato il fatto che, nonostante il mancato consumo dei pasti per cause legate all’inadeguatezza del menù rispetto alla fascia d’età coinvolta, le famiglie siano state comunque chiamate a pagare l’intera quota mensa per quella giornata.

Da qui la richiesta formale di:

  • un rimborso o uno scomputo sulla retta successiva;
  • la sospensione di ulteriori menù sperimentali senza una fase di test o senza un piatto alternativo;
  • un monitoraggio più stringente sull’accettabilità dei pasti, con un maggiore coinvolgimento della Commissione Mensa.

Il caso diventa nazionale

La vicenda ha rapidamente superato i confini locali, ottenendo ampio risalto mediatico a livello nazionale. Diversi articoli hanno parlato di un vero e proprio flop dell’iniziativa, evidenziando come il progetto “Sapori per la Pace” abbia prodotto risultati opposti rispetto agli obiettivi dichiarati. Secondo i dati citati da esponenti di Fratelli d’Italia in altri comuni coinvolti, lo spreco avrebbe raggiunto percentuali analoghe anche a Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Signa e Carmignano. Numeri che, per l’opposizione, certificano il fallimento complessivo dell’esperimento.

Educazione e ideologia: il nodo politico

Pur riconoscendo in linea teorica il valore della pace e del dialogo tra i popoli, il centrodestra contesta l’impostazione del progetto, giudicato ideologico e scollegato dalla realtà quotidiana delle mense scolastiche. Secondo i firmatari dell’interrogazione, l’educazione interculturale non può tradursi in iniziative che producono sprechi, disservizi e disagi per i bambini e per le famiglie, soprattutto in un contesto in cui il servizio mensa rappresenta un momento essenziale della giornata scolastica. Il caso di Barberino di Mugello riapre così il dibattito sull’equilibrio tra finalità educative, sostenibilità economica e qualità dei servizi pubblici, ponendo interrogativi destinati a riflettersi anche nelle future scelte delle amministrazioni locali.

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