(ultima puntata). In occasione dei resoconti storici sulla torre dell’Orologio (molto cliccati da tantissimi utenti e ne siamo felici), abbiamo riportato alla luce un personaggio borghigiano, Dino Chini, facente parte della nota famiglia mugellana. E’ chiaro che questo Chini scomparso nel 1960, 54 anni orsono, a parte i più stretti famigliari (i nipoti Lucia, Giuseppe e Ferdinando), è ricordato da pochi borghigiani. Ecco una nostra semplice biografia di Dino Chini. “ – Il 25 agosto dell’anno 1884 – si legge negli atti di nascita dell’archivio parrocchiale della Pieve di San Lorenzo – un infante di sesso mascolino è stato battezzato in questa chiesa pievania, al quale sono stati imposti i nomi di Dino, Affortunato, Bartolomeo, figlio di Pio Chini del fu Pietro Alessio e della Paloina Massai del fu Ezechia. Compare Giovanni Cipriani e comare Demetria Malenotti. L’infante fu battezzato dalla levatrice Maria Vigiani il giorno stesso della nascita, poiché in pericolo di vita. Ironia della sorte, Dino Chini mori invece a 76 anni nel 1960. Ecco l’inizio della vita di uno dei personaggi più conosciuti ed amati che abbia avuto il nostro paese fra la fine del’’800 e buona parte del ‘900, un personaggio che si portava sulle spalle un nome prestigioso e nonostante venisse considerato “minore” (per modo di dire) la vita di Dino Chini, babbo di Lino e di Siro (Lino fu giocatore dell’A. S. Fortis Juventus 1909), è stata costellata da una lunghissima trafila artistica, non certo eclatante come alcuni suoi zii, cugini di primo e secondo grado (Galileo, Chino, Leto, Dario,Tito, Augusto, etc, etc), ma di grande prestigio e di tante soddisfazioni, benché all’ombra dei suoi più illustri parenti. Certo che la scuola del babbo Pio (di cui ci onoriamo di avere il diario manoscritto dal 1839 al 1910), e del nonno Pietro Alessio il capostipite (la nonna Caterina Giovannini era una lontana pro-zia in linea diretta genealogica dello scrivente di queste note), è stata di grande insegnamento e si badi bene non solo per la parte decorativa, pittorica e scenografa che poi era la linfa della vita lavorativa, ma anche per tutti quei bracci collaterali che sono serviti ai Chini per avere una maggiore conoscenza umana e quindi sociale. Uno di questi per esempio era quello di imparare a suonare l’organo e l’armonium, perché non passava settimana che venissero invitati in quelle decine e decine di Chiese per le festività patronali, portando a casa non solo un piccolo guadagno (il pranzo o la cena erano assicurati), ma anche la committenza di un eventuale restauro in decorazione e pittura del luogo dove avevano prestato servizio musicale. Organista era il capostipite Pietro Alessio (1800-1976), organista era il padre Pio (1839-1910), organista era il nostro Dino. Non c’erano tastiere di questi strumenti musicali delle chiese del Mugello (se erano…viventi, per l’Organo “Stefanini 1696” non c’erano problemi!! – ndr), che non fossero state sfiorate dai Chini di questo ramo; nonno nel primo ‘800, babbo nel secondo ‘800 e figlio nel ‘900. Fin da ragazzino, sulla scia dei suoi avi, il nostro Dino dopo aver bene imparato il mestiere iniziò così una delle più genuine e feconde attività artigianali in una precisa epoca, un’epoca cioè dove la pittura, la decorazione e la stessa umile tinteggiatura (o imbiancatura), con i suoi segreti, abbinata ai pregi, era un’arte. 257, si proprio 257, fra chiese, ville, castelli, palazzi e quant’altro, ha restaurato, decorato e pitturato Dino in tutto il Mugello, nella provincia fiorentina, nel pratese e nel pistoiese; molte volte non disdegnava restaurare anche qualche antico dipinto sia sulla tela che in affresco in ville, chiese ( vedi San Donato al Cistio ) e abitazioni gentilizie. Ormai aveva nel sangue una inimitabile tecnica imparata ad una grande scuola. Ma ad onor del vero, il buon Dino lavorava anche per i cugini Galileo e Chino, specialmente per il primo con scenografie, prospetti e disegni che sarebbero poi serviti per decorare Palazzi e Teatri o le Terme, come quelle di Salsomaggiore ( lavorò molto tempo in quel prestigioso luogo), portate come classico cvlassico e inimitabile esempio del più spettacolare “liberty” del primo ‘900. Alcuni anni orsono (e lo scrivemmo in una rivista culturale e storica fiorentina), fummo ospiti della signora Lina Verdi Chini, vedova di Lino Chini figlio di Dino, e qui ammirammo e visionammo solamente una parte dell’imponente lavoro che Dino aveva realizzato in tanti anni. In voluminose cartelle eccoci apparire davanti schizzi, disegni, scenografie, decorazioni: ecco progetti e prospetti architettonici per ville, palazzi e gentilizie abitazioni; quindi cupole, volte, absidi; stipiti, portali e formelle; Santi e Martiri, Patroni di una innumerevole schiera di Pievi, Priorie, Propositure, Cappelle ed Oratori; ecco disegnate strade, piazze, slarghi, aiuole e monumenti, insomma un variegato repertorio artistico da far invidia al più quotato artista del nostro tempo: Dino, persona buona e semplice, anche se nel lavoro era severissimo e…un po scorbutico con i suoi operai (altrimenti non sarebbe stato un Chini!), considerato un personaggio cosidetto “minore” sempre vissuto all’ombra, ha dunque lasciato una profonda traccia. Amava il suio paese in maniera quasi morbosa. Si inalberava se venivano eseguiti dei lavori non consoni al paese (è rimasto famoso lo schiaffo che gli rifilò l’ingegnere comunale Augusto Lorini, poiché il Chini gli contestava di aver disegnato una gibbosità all’inizio del viale della Stazione! E ai nostri tempi che sarebbe successo!!), e nello stesso momento faceva parte di tutte, o quasi, le compagnie religiose, prima fra tutte la Confraternita di Misericordia di cui era attivo capo di guardia, come lo era stato suo nonno e suo babbo e così anche i figli. La classica famiglia – rara ai tempi nostri – estremamente partecipata e interessata a tutto quello che era il contesto paesano, nel campo sociale, religioso, artistico, folcloristico, culturale e non per ultimo sportivo. Dino è scomparso 54 anni orsono (26 marzo 1960), lo abbiamo voluto ricordare così in maniera semplice (comunque molti lettori ce lo hanno chiesto), affinchè resti testimonianza quello che di bello ha fatto in tutta la sua vita per il suo Paese e per la sua gente. In questo servizio pubblichiamo alcune immagini fotografiche e iconografiche inerenti all’attività di Dino Chini. Ovviamente ne abbiamo scelte qualcuna, poiché la lista sarebbe troppo lunga. (Aldo Giovannini) Foto n.1 (IN ALTO): Una immagine storica ai primi del ‘900. Il matrimonio di Dina Chini e Cesare Bini. Da sinistra Giulia Cappelli moglie di Dino Chini, il Prof. Galileo Chini, (all’epoca Direttore Artistico delle Ceramiche San Lorenzo”, Dino Chini, la sorella Dina e il cognato Cesare Bini. In basso seduta Elvira Pescetti moglie di Galileo Chini con i figli Isotta e Eros. Foto 2 (qui sopra): Il progetto della Torre dell’Orologio di Dino Chini (pubblicato nel primo articolo in occasione del restauro della torre stessa) Foto 3 (qui sopra): La facciata della Chiesa di San Donato a Polcanto, progettata da Dino Chini dopo il terremoto del 1919. Foto 4 (qui sopra): Il campanile della Chiesa di San Quirico a Uliveta progettato da Dino Chini dopo il terremoto del 1919. Foto 5 (Qui sopra): L’antichissimo affresco ritrovato nella chiesa di San Donato al Cistio restaurato da Dino Chini. (Foto e archivio di A.Giovannini)
















