Le vignette di FABU

Nel 2026 andiamo verso Marte, ma sul bus torniamo alla clava

Tra aggressioni agli autisti e passeggeri intimiditi, il progresso corre veloce… tranne quando si sale su un autobus.

Ok bus

Siamo nel 2026. La scienza ha scoperto quasi tutto quello che c’era da scoprire, l’uomo prepara le valigie per andare su Marte, sappiamo che una luna di Saturno potrebbe avere l’acqua e, con l’intelligenza artificiale, in pochi secondi possiamo farci tradurre una versione di greco o scrivere persino l’omelia per la messa.

Il mondo corre alla velocità della luce.
Ma c’è una cosa che non cambia mai: le aggressioni agli autisti dei pullman.

Succede oggi come trent’anni fa. Stesse scene, stessi pretesti, stessi protagonisti. Una sorta di tradizione nazionale che resiste a ogni progresso tecnologico.

Nei giorni scorsi anche il Mugello è stato teatro di due episodi in cui gli autisti di altrettanti autobus sono stati minacciati e aggrediti da personaggi poco raccomandabili. Non solo: oltre a prendersela con chi era alla guida, hanno anche molestato i passeggeri, creando un clima di paura che su un mezzo pubblico dovrebbe essere semplicemente impensabile.

Ai tempi dei nostri nonni l’autobus era un mezzo di trasporto pubblico. Salivi, timbravi il biglietto e al massimo litigavi per il posto vicino al finestrino. Oggi, invece, sembra di assistere a una puntata di un reality show: “Autista contro Maranza – la sfida finale”.

Il maranza di turno sente il bisogno di dimostrare la propria superiorità. Non si capisce bene su quale campo, ma la dimostra lo stesso: occupa quattro posti, commenta tutto ad alta voce, infastidisce i passeggeri e trasforma il viaggio in uno spettacolo poco edificante.

Poi arriva l’autista, che con la pazienza di chi lavora ogni giorno tra ritardi, traffico e responsabilità prova a chiedere semplicemente un comportamento civile. Ed è proprio in quel momento che l’inciviltà del bulletto da bus scatta come una molla.

Il risultato, immancabile, è sempre lo stesso: a pagarne le conseguenze sono i soliti lavoratori, stanchi e spesso lasciati soli, che cercano solo di fare il proprio mestiere e portare a destinazione i passeggeri.

Insomma, mentre l’umanità si prepara a colonizzare lo spazio, su certi autobus sembra ancora di viaggiare in un’altra epoca.
Una dove la tecnologia è arrivata ovunque… tranne che nel cervello di qualcuno.

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