Mugello

Nei torrenti dell’Appennino vive una salamandra con gli occhiali, e quasi nessuno l’ha mai notata

Nei boschi dell'Appennino si nasconde un piccolo anfibio dalle caratteristiche sorprendenti. La sua storia è legata anche al Mugello e racconta un patrimonio naturale poco conosciuto.

Tra i torrenti e i boschi dell’Appennino si nasconde un piccolo animale che molti escursionisti potrebbero incontrare senza riuscire nemmeno a riconoscerlo durante una passeggiata.

La sua presenza nei boschi umidi racconta molto della vita nascosta tra foglie e pietre, soprattutto in territori come il Mugello. Con l’arrivo della primavera, i torrenti appenninici diventano il luogo di un momento decisivo per questa specie, che merita attenzione e rispetto.

Dal Mugello alla zoologia: la scoperta di Paolo Savi e l’identità di una specie endemica

La Salamandrina perspicillata misura in media appena 7 centimetri. Ha il dorso scuro, si muove piano e appartiene a un genere che esiste solo in Italia. Non è diffusa ovunque: le salamandrine vivono lungo la dorsale appenninica e sono divise in due specie, una legata al centro-nord e l’altra al centro-sud. Quella toscana ha un legame speciale con il Mugello.

Già nel 1821 il naturalista Paolo Savi descrisse scientificamente la specie indicando l’Appennino toscano, “specialmente in quello del Mugello”, come zona di riferimento. Da qui anche il nome usato dagli studiosi: salamandrina di Savi. In sostanza, un animale finito nei manuali di zoologia italiani è entrato nella scienza partendo da quei boschi freschi, solcati da fossi e ruscelli. Un particolare locale, certo. Ma tutt’altro che marginale.

Occhiali, ventre rosso e quattro dita: i tratti che la rendono inconfondibile

Il nome comune, salamandrina dagli occhiali, viene da una macchia chiara sulla testa: una specie di V tra gli occhi, simile a una piccola montatura. Vista dall’alto può sembrare un pezzo di corteccia bagnata, ferma tra muschio, foglie marce e sassi. Ma basta osservarla meglio perché cambi tutto. Sotto, infatti, il ventre e la parte inferiore della coda mostrano un rosso acceso, che l’animale esibisce quando si sente in pericolo.

Dettaglio della salamandrina tra rocce umide e muschio

Dettaglio della salamandrina tra rocce umide e muschio – Okmugello.it

Può inarcare il corpo e sollevare la coda, mostrando quei colori ai predatori come segnale di avvertimento. “È un anfibio piccolo, ma molto riconoscibile se osservato con attenzione”, spiegano spesso i naturalisti durante i monitoraggi. C’è poi un altro dettaglio raro: la salamandrina ha quattro dita, non cinque come molte altre salamandre. Insieme agli “occhiali”, è il segno che permette di distinguerla senza troppi dubbi.

Boschi umidi, torrenti puliti e nuove minacce: perché proteggerla oggi

Per gran parte dell’anno la salamandrina resta nascosta nel sottobosco fresco, dove l’umidità resiste e la luce filtra appena tra le chiome. In primavera le femmine scendono verso piccoli corsi d’acqua e depongono le uova su sassi, radici o rametti sommersi, nei tratti dove la corrente è più lenta. Proprio questo legame con i torrenti puliti la rende preziosa per chi studia gli ecosistemi: quando c’è lei, di solito, l’ambiente acquatico conserva ancora buone condizioni. In Toscana può condividere lo stesso habitat con altri anfibi di interesse naturalistico, come la salamandra pezzata e il geotritone italiano, soprattutto nelle zone appenniniche meglio conservate.

La specie è protetta dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea e rientra tra gli obiettivi di conservazione di diversi siti della rete Natura 2000. Le minacce, però, non mancano: estati sempre più secche, piccoli torrenti che si prosciugano, acque inquinate e traffico sulle strade di montagna. Nel Parco della Maiella, in Abruzzo, sono stati costruiti anche sottopassi e barriere temporanee per aiutare salamandre e salamandrine a raggiungere i ruscelli dove si riproducono senza finire sull’asfalto. Chi spera di incontrarla deve scegliere giornate piovose o le ore dopo un temporale. Guardare, magari fotografare. Ma non toccare: la pelle degli anfibi è delicata, e una mano asciutta può fare più danni di quanto sembri.

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