Scrive il ciclista mugellano Guglielmo Braccesi:
Pedalare su strada è diventata una roulette russa. Questa mattina (lo scorso martedì ndr) alle 7 percorrevamo la provinciale che da Cafaggiolo va in direzione Barberino. Andrea ed io procedevamo diligentemente in fila indiana e stando a margine della carreggiata, nonostante il pessimo asfalto che più e più volte ha messo alla prova i nostri battistrada. Sulla dritta di Cafaggiolo, in quel momento completamente libera dal traffico (caso strano), un'Audi bianca station wagon targata Fk… ci ha sfiorato a meno di 30 cm ad una velocità probabilmente più che doppia rispetto al limite di velocità imposto in quel tratto.
Inutile dire lo spavento e la sbandata che ci ha fatto fare. Inutile dire anche a quale generazione degli antenati siamo arrivati nella nomina delle ignominie. Purtroppo i semafori del senso unico alternato erano troppo lontani per un simpatico vis a vis. Un chilometro dopo, appena passato l'incrocio per Galliano, un autotreno ci ha sfiorato sempre a discreta velocità, mandandoci fuori strada con la sola ventata. Niente male, se non che fuori strada c'è una traccia larga 30 cm e ribassata di almeno 5 rispetto all'asfalto.
Traccia nella quale siamo finiti e da dove uscire era impossibile senza cadere, ma anche rimanerci dentro è stato particolarmente difficile. Memore dell'incidente di un paio d'anni fa nel quale un'auto mi tamponò sulla dritta prima di Sagginale, mentre da solo e con luci accese (come oggi) tornavo verso casa e oltretutto mi lasciò disteso svenuto sull'asfalto andandosene come un perfetto vigliacco criminale, ho proseguito il mio giro con un discreto patema d'animo. Pedalare sulla strada non è sicuro, forse non lo è mai stato e purtroppo mai lo sarà, finchè non capiremo che la strada è di tutti, dall'autoarticolato, al trattore, al calesse, alla bicicletta e che alzare il piede dal gas un attimo non costa molto. P.S. il primo che scrive che i ciclisti non stanno in fila vince un caffè!!












