Disagi strutturali, attese prolungate e accesso sempre più difficile alle prestazioni sanitarie. È la testimonianza di una cittadina del Mugello che da anni si reca all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi e che ha deciso di segnalare pubblicamente una situazione ritenuta non più sostenibile.
La paziente, in cura presso il reparto di Gastroenterologia, descrive episodi di forte sovraffollamento verificatisi anche recentemente nel Padiglione San Luca. In particolare, in una giornata di fine dicembre, riferisce di aver assistito a lunghe attese in piedi in ambienti chiusi e privi di adeguata aerazione, con decine di persone concentrate in spazi ristretti.
Accoglienza in spazi inadeguati
Secondo il racconto, anche il personale addetto all’accettazione sarebbe costretto a operare in condizioni difficili, senza barriere protettive, mentre intorno si affollano pazienti spesso fragili o con patologie croniche.
«Non si tratta di episodi isolati, ma di una condizione che si ripete da anni», osserva la lettrice, che parla di lavori in corso addotti come spiegazione temporanea, ma mai risolutiva nel tempo.
Una situazione che, a suo avviso, comporta rischi evitabili sia per chi accede ai servizi sia per gli operatori sanitari, già sottoposti a carichi di lavoro elevati.
Prenotazioni impossibili per esami essenziali
Alle criticità logistiche si aggiunge il problema delle liste d’attesa. La cittadina segnala l’impossibilità di prenotare, per tutto il 2026, un controllo del fondo oculare, esame periodico indispensabile per i pazienti diabetici.
La prestazione, già eseguita negli anni precedenti all’interno del servizio pubblico, risulterebbe oggi non prenotabile, con liste chiuse. Un dato che solleva interrogativi sul rispetto delle normative nazionali in materia di tempi di accesso alle cure.
«Di fronte a questa situazione – scrive – resta solo la libera professione, con costi che non tutti possono sostenere».
Quando la sanità diventa una questione economica
Nel suo intervento, la lettrice richiama anche l’esperienza personale con la sanità integrativa: una copertura assicurativa privata che, nonostante un costo annuo elevato, prevede franchigie significative sulle prestazioni.
Secondo la testimonianza, il ricorso al privato non rappresenta una vera alternativa universale, ma rischia di accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
«Chi può anticipare le spese si cura, gli altri rinunciano. È una frattura sociale silenziosa», sottolinea.
Una richiesta di risposte e programmazione
La riflessione si allarga al ruolo della sanità pubblica, sempre più percepita come compressa tra carenze organizzative e crescente esternalizzazione dei servizi. La cittadina chiede maggiore trasparenza, tempi certi sugli interventi strutturali e una pianificazione che restituisca centralità all’attività pubblica.
L’appello finale è rivolto alle istituzioni sanitarie e regionali: garantire ambienti sicuri, accesso alle prestazioni essenziali e il rispetto effettivo del diritto alla salute, anche per i cittadini delle aree periferiche che fanno riferimento ai grandi poli ospedalieri.










