Parliamone

L’eredità del Ventennio e le sfide della democrazia italiana

Riceviamo e pubblichiamo un’interessante riflessione del Dott. Marco Monetini, che attraverso un’analisi storica e numerica ripercorre le tappe fondamentali della nostra architettura democratica. Partendo dal delicato passaggio dal Ventennio alla nascita della Costituzione, l’autore esplora le persistenze culturali e le mutazioni politiche che hanno caratterizzato l’Italia dalla Prima Repubblica fino ai giorni nostri. 

Democrazia e costituzione

L’analisi dell’evoluzione politica italiana non può prescindere da una riflessione numerica e sociale sulle radici della Repubblica. Nel 1943, alla vigilia della caduta del regime, il Partito Nazionale Fascista (PNF) contava circa 4,8 milioni di iscritti. Di contro, al momento della Liberazione, si stimava che i partigiani armati fossero tra i 250.000 e i 300.000. È da questa attiva minoranza che ha preso vita la Costituzione, un testo profondamente antifascista che ha dovuto confrontarsi con un Paese dalla stratificazione culturale complessa.

I dati elettorali dal 1950 suggeriscono come le aree conservatrici abbiano mantenuto nel tempo una base solida. Secondo diverse interpretazioni storiografiche, ciò indicherebbe che determinati tratti culturali non siano svaniti con la fine del regime, ma siano rimasti latenti nel tessuto sociale, pur mutando forme istituzionali.

Tra il 1945 e il 1992, questa sensibilità politica si è mossa lungo diverse direttrici:

  • Attraverso l’eredità diretta rappresentata dal MSI.
  • In modo più sfumato all’interno della Democrazia Cristiana, del PSI e dei rispettivi alleati.

Con lo shock di Mani Pulite nel 1992, questo equilibrio è entrato in crisi, portando a una rapida riorganizzazione del panorama politico. In questa fase di transizione, caratterizzata dal declino dei partiti tradizionali, sono nate nuove forze come Forza Italia. Sebbene la formazione di Berlusconi abbia attraversato fasi alterne, i sondaggi recenti (Ipsos/SWG) ne evidenziano una rinnovata vitalità con una crescita stimata intorno all’8%. Successivamente, il baricentro della destra si è spostato verso Fratelli d’Italia, consolidando un’area politica che oggi appare centrale nel governo del Paese.

La nascita della cosiddetta “Seconda Repubblica” è avvenuta in un clima di profonda instabilità, dove si sono intrecciati tentativi di riforma e persistenze di vecchi centri di potere. Gli storici segnalano come, in quel vuoto di potere, abbiano cercato spazio influenze trasversali, inclusi i legami — documentati dalle commissioni d’inchiesta — con realtà come la P2 di Licio Gelli e altri poteri occulti. Contestualizzare questi riferimenti è fondamentale per comprendere non un singolo partito, ma la complessità di una transizione democratica che ha dovuto fare i conti con infiltrazioni della criminalità organizzata e della massoneria deviata.

Oggi il dibattito pubblico descrive spesso una “democrazia azzoppata”. Per una parte della popolazione e della classe politica, la Carta Costituzionale viene talvolta percepita come un ostacolo burocratico. Secondo questa visione critica, l’Italia faticherebbe a consolidarsi come democrazia compiuta a causa di una struttura rimasta legata a modelli gerarchici e clientelari.

Come veniva suggerito in una celebre riflessione cinematografica ne La meglio gioventù, il rischio è quello di un Paese immobile, in mano a dinamiche che si riproducono identiche a se stesse. Il “dinosauro” descritto non è solo il singolo politico, ma l’intera struttura burocratica che rischia di rendere la Costituzione un guscio vuoto, spingendo le nuove generazioni a cercare opportunità altrove. In definitiva, resta aperto il nodo del rapporto con il passato: se l’Italia abbia realmente elaborato la sua storia o se abbia solo imparato a truccarla per il presente

Marco Monetini

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