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La psicologia ti dice cosa significa se chiami qualcuno con il nome sbagliato: ti stupirà

uomini dubbio simbolo freccePsicologia, perché si chiama qualcuno col nome sbagliato - okmugello.it

Si chiama “misnaming” ed è un fenomeno molto comune: se il tuo cervello sbaglia il nome di qualcuno c’è un motivo ben preciso, ecco perché succede. 

Il cervello ogni giorno viene sottoposto ad infiniti pensieri e stimoli, che qualche volta finiscono per accavallarsi tra di loro. Non è raro ritrovarsi a fare i conti con piccoli “scherzi” della mente, che il più delle volte non sono segnali allarmanti ma piuttosto responsabili di qualche brutta figura.

Ebbene sì, perché cadere in piccole trappole della psiche o commettere errori non è sempre sinonimo di carenze cognitive che devono preoccupare. Basta pensare ad un caso lampante come quello del lapsus. Con questo fenomeno si intende la sostituzione di una parola con un’altra, che può avvenire sia durante una conversazione (lapsus linguae), che mentre si scrive (lapsus calami).

Secondo Freud si tratterebbe di un impulso legato a motivi inconsci, che fanno emergere ciò che in realtà, si sarebbe voluto davvero scrivere o dire. Ancor più imbarazzo può provocare, nello specifico, lo scambio dei nomi. Chiamare qualcuno con il nome di qualcun altro è una gaffe frequente, ma secondo la psicologia non avrebbe nulla a che fare con un disinteresse verso l’interlocutore.

Il fenomeno viene chiamato “misnaming” ed ha una spiegazione affettiva molto più romantica di quanto si possa pensare. É un chiaro messaggio messaggio positivo comunicato dal cervello.

Per quale motivo si verifica il ‘misnaming’: la teoria dello scambio di nomi

É successo a tutti, almeno una volta, di chiamare una persona con un nome sbagliato anche se molto conosciuta. Certo, nessuno si meraviglia se a farlo è un genitore o un nonno che scambia il nome dei propri figli o nipoti. Può generare imbarazzo, invece, il commettere questo errore con un collega o un amico. Ma perché succede?

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Perché si verifica il misnaming – okmugello.it

Un team di esperti ha preso in esame 1.700 persone, dalle cui analisi è emerso uno studio pubblicato su Memory and Cognition. La scoperta spiega che il cervello non archivia sempre in modo ordinato questa tipologia di informazioni, ma tende a riporre in dei “cassetti” della memoria emotiva le persone che vengono frequentate spesso o che si amano di più.

Non è quindi né una particolare somiglianza fisica né quella tra i nomi, sebbene questa possa far cadere nell’inganno più facilmente, a creare l’intoppo. Ad ingannare il cervello sarebbero piuttosto i legami affettivi verso le diverse persone, che finiscono per essere raggruppate secondo questo particolare criterio.

É così che il nome di un amico stretto può essere scambiato con quello di un familiare, testimonianza che si è entrati a far parte della “nicchia” delle persone più care per qualcuno. É curioso scoprire che lo stesso fenomeno si verifica anche con gli animali domestici, sebbene non con tutti.

A quanto pare, secondo quanto scoperto dagli studiosi, un genitore sarebbe più propenso a scambiare il nome di un figlio con quello del proprio cane, che finisce dunque sullo stesso piano degli affetti familiari. Diverso è il discorso per il gatto che, pur essendo molto amato, viene inserito dalla mente in un cassetto mentale tutto dedicato a lui.

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