Il restauro del secentesco campanile dell’Oratorio di Sant’Omobono di Borgo San Lorenzo, la cui guglia, dove era collocata una grande palla in cemento armato ricoperta da un alto spessore di piombo, fu colpita da un fulmine cadendo rovinosamente sul sottostante tetto, senza fortunatamente causare danni alle persone, è stato motivo di scattare alcune splendide inedite immagini fotografiche.
Infatti mai nessuno, da quando esiste la fotografia, era salito addirittura sopra la cupoletta della torre campanaria di Sant’Omobono (almeno crediamo dopo aver visionato migliaia di volte le vecchie immagini panoramiche su Borgo San Lorenzo), tantomeno il leggendario avv. Giuseppe Ungania e quindi l’occasione era davvero ghiotta.
Abbiamo notato un panorama inedito, bellissimo, sia nella parte prettamente storica, sia girandosi di spalle verso la parte cosiddetta moderna del capoluogo mugellano. Imponente la facciata della Pieve, diritto come un fuso il romanico-lombardo campanile, la torre civica dell’Orologio, il Monastero di Santa Caterina e addirittura sullo sfondo, tutto impresso in una ampia immagine, anche la facciata della chiesa di San Francesco e il Santuario del SS. Crocifisso.
Ci siamo soffermati anche sull’unica campana del campanile, datata 1804, campana che aveva una sua precisa denominazione: era ricordata come la “nevosa”. La storia infatti ci racconta che quando iniziava a cadere la neve, o perlomeno quando le montagne si abbrunivano con tutte le caratteristiche dell’imminente caduta dei fiocchi, l’addetto della Congregazione di Sant’Omobono per avvisare i boscaioli, i carbonai, i mandriani addetti alla sorveglianza nei boschi e nei pratoni delle bestie, quindi i calessai, i vetturali e i barrocciai, etc, etc, che si mettevano in viaggio, per avvertirli del pericolo della neve, tirava giù di corda fino allo sfinimento.
Aveva quindi una funzione di avvertimento e di sicurezza, poiché in moltissimi anni tanti erano coloro che presi alla sprovvista della bufera morivano per assideramento o per il congelamento degli arti. E la “nevosa” con i suoi profondi rintocchi, nel silenzio assordante del territorio, era una voce che avvertiva del pericolo. Qualche giorno prima di questo resoconto storico la campana, la leggendaria e mitica “nevosa”, completamente rimessa al suo posto e recuperata con tanto di battaglio, anche se brevemente per una prova, ha fatto risentire il suo suono, la sua voce che molti borghigiani non hanno mai sentito; una emozione intensa.
Intanto l’amico Giuseppe Panchetti, appassionato storico borghigiano, autore di alcuni volumi sulla Pieve e su Borgo San Lorenzo, ha stilato un libretto con la collaborazione dello scrivente di questa nota, (che lo ha ampiamente citato nel testo e nei ringraziamenti come un minimo di educazione civica vuole), sulla secolare storia di solidarietà cristiana, sociale, civile e artistica di questo antico Oratorio; un libretto davvero eccezionale che nel tempo verrà divulgato dalla chiesa borghigiana.
(A.G.)
Foto 1 (in alto): Il campanile di Sant’Omobono restaurato visto da piazza Garibaldi
Foto 2 (qui sopra): L’inedito panorama di Borgo San Lorenzo fotografato dalla sommità della cupoletta del campanile dell’Oratorio di Sant’Omobono.
Foto 3 (qui sopra): La campana (1804) del campanile di Sant’Omobono denominata la ”nevosa”.
(Foto A. Buccoliero)













