Mugello

Il mugello e i suoi alberi devozionali

Il mugello e i suoi alberi devozionali

(Prima parte). Come sempre il prof. Valido Capodarca ci delizia con i suoi copiosi ed esaurienti servizi di quella che è stata la storia degli alberi secolari nel nostro Mugello, articoli che mi si dice, e ne siamo felici, molto letti e visionati da tantissimi lettori del Sito Web!OKMugello. Così come scrivemmo alcuni aneddoti relativi alla mitica querce di Senni, che ancora ha la forza di custodire le lapidi con i nomi dei caduti di tutte le guerre del comune di Scarperia a lato del cimitero comunale. Per continuare questo connubio fra la parte scientifica e la parte prettamente storica, ecco un nostro ulteriore contributo. Dunque nel 1997 Giorgio Batini (1922 – 2009), carissimo amico, scomparso circa dieci anni orsono, giornalista, scrittore, storico, autore di una ventina di libri su Firenze e sulla Toscana (Capo Redattore de La Nazione, Capo Redattore di Toscana Qui), ci chiese notizie sull’esistenza, nel nostro Mugello, di alberi “devozionali”, alberi cioè che hanno a che fare con la religiosità e il sacro, per un suo interessante volume intitolato “Gli alberi della fede in Toscana” edito nel 1998 per i tipi dell’Editrice “Le Lettere”. Fummo ben felici nell’inviare tutte le notizie storiche e iconografiche in nostro possesso (collaborammo anche nel libro sempre di Batini per i giochi da strada dei bambini di un tempo che fu), e con la speranza di allargare la memoria, ormai dispersa e dimenticata, ecco la storia di tre alberi devozionali del nostro Mugello. Iniziamo dal Bosco ai Frati in comune di San Piero a Sieve. Dietro il convento nel piccolo e ben ordinato orticello c’è un corniolo vicino ad un tabernacolo: è l’albero di San Bonaventura da Bagnoregio. Quando nel 1273 Papa Gregorio X° volle investirlo della dignità cardinalizia, Bonaventura da Bagnoregio, dottore alla Sorbona a Parigi, si trovava in quel tempo al Bosco ai Frati e quando i Messi papali andarono a consegnarli (Papa Gregorio X° era ospite a Santa Maria a Fagna), il cappello di principe della Chiesa, il mite fraticello, di una cultura però feconda (insegnava Teologia e Retorica) era a lavare le stoviglie con il suo grembiule da sguattero. Prese in consegna il berretto rosso cardinalizio, lo attaccò al ramo di un corniolo lì vicino e seguitò il suo umile lavoro. Scrive Padre Ivo Celso Nottolini (“Bosco ai Frati – 1979 – pagg. 40), già Guardiano del Bosco: “ – ….. lo appese ad un ramo di un corniolo lì presso, che lì vive ancora un suo “figlio” o un suo “nipote”, non saprei dire esattamente…-“. In quell’anno (1997) andammo a visitarlo, ci accolse il Guardiano Padre Gori, (purtroppo scomparsi sia Padre Nottolini che Padre Gori), lo trovammo, non con il saio, ma con una tuta piena di macchie d’olio all’interno di un magazzino mentre stava riparando una macchinetta per tagliere l’erba, (chissà cosa avrebbe detto se giungevano due Messi papalini per consegnarli il cappello cardinalizio!) e con la sua proverbiale ospitalità e bontà, ci fece fotografare a destra e manca sia il convento che il corniolo esistente di San Bonaventura da Bagnoregio. Sarà stata una storia vera (!), una leggenda (!), chissà, ma i libri di storia anche quegli antichissimi parlano di questo evento, che ha distanza di otto secoli è ancora vivo nella memoria collettiva dei mugellani. Nel prossimo numero la storia del secondo albero devozionale nel Mugello ( Continua) Padre Gori con Giovanni Fiorelli davanti ad un giovane corniolo, discendente del corniolo di San Bonaventura da Bagnoregio. Ricordo di San Bonaventura da Bagnoregio, già Guardiano del Convento del Bosco ai Frati (Foto e archivio A.Giovannini)

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