In Vetrina

Il buono fruttifero con il doppio rendimento è un record senza precedenti

Il nuovo buono fruttifero di Poste punta su un premio finale più elevato e rendimenti crescenti nel tempo, ma condizioni e durata fanno la vera differenza.

Un nuovo buono fruttifero postale punta su un premio finale più ricco, ma per capire quanto rende davvero bisogna guardare bene condizioni e durata.

La proposta distingue infatti tra una versione riservata a determinati risparmiatori e una ordinaria accessibile a tutti. La differenza emerge soprattutto alla scadenza, quando entrano in gioco premio finale, rendimento effettivo e tempi di permanenza.

Rinnova o ordinario: chi prende il premio dell’8% e chi resta al 6%

Il Buono Rinnova 3×4 con premio, serie TF312A260506, è disponibile dal 6 maggio 2026. Non è però per tutti. Poste Italiane lo riserva ai risparmiatori che, dal 1° gennaio 2026, hanno rimborsato buoni fruttiferi postali ordinari trentennali, altri buoni scaduti e non prescritti, oppure somme accantonate su Depositi Supersmart arrivati a scadenza.

Fuori, secondo le condizioni indicate, restano i Buoni dedicati ai minori, il Buono per un Buono 6 mesi e i Buoni 4 anni risparmiosemplice. Chi non rientra in questa platea può sottoscrivere il Buono 3×4 ordinario, serie TF012A260408: stessa durata, dodici anni, ma premio finale più basso, pari al 6% lordo del capitale non rimborsato. Il buono è emesso da CDP S.p.A. e garantito dallo Stato italiano.

Non ci sono costi di sottoscrizione, gestione o rimborso. Si parte da 50 euro e multipli, con un tetto di un milione di euro sottoscrivibile nella stessa giornata lavorativa. Si può acquistare in ufficio postale, oppure online e via app per chi ha Libretto Smart o conto BancoPosta abilitato.

Rendimenti per triennio: il vero guadagno arriva quasi tutto al dodicesimo anno

Il meccanismo del Buono fruttifero 3×4 è lineare, ma va letto bene. La durata è di dodici anni, divisa in quattro trienni. Gli interessi vengono riconosciuti solo alla fine di ciascun periodo. Prima del terzo anno si recupera soltanto il capitale versato. Al terzo anno il rendimento annuo lordo è dell’1%; al sesto sale all’1,5%; al nono arriva al 2%; al dodicesimo tocca il 2,5%, a cui si aggiunge il premio finale.

Mani su una calcolatrice tra documenti finanziari, penna e calendario da scrivania con banconote e monete euro

Calcoli su documenti e calendario: l’immagine richiama la valutazione dei rendimenti e del premio a scadenza dei buoni fruttiferi.

È lì che il conto cambia davvero. Nel 3×4 ordinario il premio del 6% porta il rendimento effettivo annuo lordo al 2,87%. Nella versione Rinnova, con il premio dell’8%, si sale al 2,99% lordo, pari al 2,67% netto secondo le condizioni pubblicate. La sequenza dei tassi nominali chiarisce il peso dell’ultimo tratto: 1% dal primo al terzo anno, 2% dal quarto al sesto, 3,01% dal settimo al nono e 5,54% dal decimo al dodicesimo.

In sostanza, la fetta più ricca arriva alla fine. Chi esce al nono anno, su 10.000 euro, incassa 11.707,06 euro netti. Chi aspetta la scadenza arriva a 13.542,78 euro con il 3×4 standard e a 13.717,78 euro con il Rinnova. Quegli ultimi tre anni possono valere oltre 1.800 euro netti.

Tasse, ISEE e rimborso anticipato: cosa guardare prima della firma

Il fisco resta uno dei punti forti dei buoni fruttiferi postali. Sugli interessi si paga l’imposta sostitutiva del 12,50%, la stessa dei titoli di Stato, non il 26% previsto per molti altri prodotti finanziari. I buoni sono anche esenti da imposta di successione. Attenzione però al bollo: l’imposta di bollo dello 0,20% annuo scatta quando il valore complessivo di rimborso supera i 5.000 euro, e nelle simulazioni non sempre salta subito all’occhio.

Sul fronte ISEE, la legge di Bilancio 2024 ha previsto l’esclusione dal patrimonio mobiliare, fino a 50.000 euro per nucleo familiare, di titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postali. Un punto che può contare per le famiglie interessate a prestazioni agevolate. Il rimborso anticipato è sempre possibile, totale o parziale per i buoni dematerializzati.

Ma il prezzo si paga sui rendimenti: se si riscatta tra un triennio e l’altro, si prendono solo gli interessi già maturati al precedente anniversario utile. E il premio finale, sia del 6% sia dell’8%, si perde del tutto se non si arriva al dodicesimo anno. È questo il nodo da valutare davvero, prima ancora del tasso mostrato allo sportello.

Change privacy settings