Parliamone

Il 2026 e il dibattito sulla giustizia: tra riforme istituzionali e memoria storica

Il Dott. Marco Monetini torna a contribuire al nostro dibattito con un'analisi puntuale sulle sfide che attendono la democrazia italiana, focalizzandosi questa volta sul referendum del 2026 sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Referendum monetini

Esiste una data che la storiografia italiana indica spesso come un punto di svolta cruciale: il 30 ottobre 1922. A distanza di oltre un secolo, il linguaggio della politica torna a confrontarsi con i simboli del passato, non più attraverso azioni di piazza, ma nel perimetro delle schede elettorali e delle riforme costituzionali. Il prossimo 22 e 23 marzo 2026, i cittadini saranno chiamati a esprimersi nel referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Se per i promotori si tratta di una necessaria riforma tecnica, per diversi critici il rischio è quello di una profonda trasformazione dell’equilibrio istituzionale.

L’analisi di questa fase politica non può prescindere dalle trasformazioni interne all’area di centrodestra. Per oltre un ventennio, Forza Italia ha svolto una funzione di equilibrio, rappresentando un’anima liberale ed europea che mediava le pulsioni più radicali della destra sovranista.

Contrariamente alle tesi che vedevano un declino irreversibile di quest’area, i dati più recenti (sondaggi Ipsos/SWG) mostrano una tenuta e una crescita del partito, oggi attestato intorno all’8%. Questo consolidamento suggerisce che la componente moderata continua a rappresentare un contrappeso significativo all’interno della coalizione, pur in un asse del potere che vede la Lega e Fratelli d’Italia come forze trainanti.

La proposta di separare nettamente i giudici dai pubblici ministeri (PM) è al centro di una dura contrapposizione.

  • La visione dei critici: I detrattori della riforma paventano il rischio di una “trasformazione chirurgica” dello Stato, sostenendo che isolare il PM potrebbe renderlo più vulnerabile all’influenza del potere politico, indebolendo l’indipendenza della magistratura.
  • La struttura della riforma: Il voto favorevole al referendum porterebbe alla creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) distinti. Secondo alcune letture critiche, ciò rappresenterebbe l’atto finale di un disegno volto a limitare il ruolo di controllo di legalità della magistratura.

Il referendum del 2026 supera la dimensione puramente tecnica dei tribunali. Esso viene interpretato da molti osservatori come un test sulla tenuta democratica del Paese in un contesto dove le forze di destra hanno assunto una leadership consolidata.

In assenza di una forte mediazione centrista, il Paese si interroga sulla direzione della propria giustizia: si punta verso un modello di maggiore efficienza o verso un sistema che, secondo i critici, richiama modelli di controllo centralizzato del passato? Sebbene la storia, come ricordava Mark Twain, non si ripeta mai uguale ma “faccia spesso rima”, la risposta definitiva arriverà dalla consultazione popolare, in un dibattito che promette di restare acceso fino all’apertura delle urne.

Marco Monetini

Change privacy settings
×