Borgo San Lorenzo

Forteto, le ‘aberrazioni’ presentate a Borgo. Con il sindaco e una folta platea

Forteto - presentazione libro

Il sistema di Rodolfo Fiesoli? «Una catastrofe dell’intelligenza e dell’etica, del discernimento e della moralità». Lo scrivono Paolo Curci e Cesare Secchi (psichiatri), Mauro Bertani (storico e filosofo) e Vittorio Borraccetti (ex-magistrato, già procuratore della Repubblica a Venezia e membro del Csm). Dove? Nell’introduzione del loro libro sulla comunità mugellana: «Aberrazioni Comunitarie. A partire dalla tragedia del Forteto» – Antigone edizioni (2017). Un volume che, presentato ieri pomeriggio nella sala del consiglio comunale di Borgo San Lorenzo, cerca di scovare – e scavare – contraddizioni, perversioni e, appunto, aberrazioni. E che pone una domanda, sadica e banale: «Da cosa è potuta scaturire una vicenda come quella del Forteto?». C’erano testimoni, vittime, familiari, cittadini, operatori sociali, sindaci. C’erano le istituzioni, come ha sottolineato in apertura Paolo Omoboni. Anche se, con una comunicazione all’ultimo minuto, Eugenio Giani (presidente del consiglio regionale toscano) e Stefania Saccardi (assessore della giunta di Enrico Rossi), dopo aver mandato messaggi di sostegno all’iniziativa, hanno mancato l’appuntamento. A dire molto con poche parole, piuttosto, è stato Claudio Scarpelli: il quale, da primo cittadino di Firenzuola e in rappresentanza dell’Anci Toscana, ha affermato: «Ormai non c’è più niente da mettere in dubbio. Bisogna ricordarci che quanto accaduto al Forteto non deve essere più dimenticato». Fiammetta Capirossi, consigliere regionale Pd, è invece intervenuta rievocando la relazione approvata all’unanimità dal consiglio il 27 luglio 2016: di fatto, una condanna in blocco al Forteto a seguito della sentenza in appello e del dossier della seconda commissione d’inchiesta. Dossier che, del resto, faceva riferimento a «coperture politiche» e al commissariamento della cooperativa agricola. Proprio sul commissariamento, però, la Capirossi ha preso le distanze. E dopo non aver partecipato, il 9 maggio scorso, al voto sulla mozione di Giovanni Donzelli (FdI) per impedire alle scuole del territorio di organizzare stage al Forteto (poi approvata da tutta l’assemblea), ieri ha indicato la necessità di «non aggiungere vittime alla vittime»: tutelando i posti di lavoro nella coop. Tra gli organizzatori della giornata (promossa dall’associazione Artemisia nell’ambito del progetto Oltre), Sergio Pietracito, presidente dell’associazione Vittime, ha esortato tutti a «non aver paura della verità». Ha riportato i saluti dei due ex-presidenti delle commissioni d’inchiesta regionali, Stefano Mugnai e Paolo Bambagioni. E dopo aver ricordato la vicinanza di Don Luigi Ciotti – che tempo fa si è interessò al caso –, ha lasciato la parola agli autori. L’autopsia del Forteto è stata chirurgica, esaustiva e «sconfortante». Per Curci: «Si voleva, sistematicamente, far passare l’idea che tutto quello che fosse fuori dalla comunità fosse il male assoluto». Per Borraccetti: «Il problema non è stata la mancanza di leggi specifiche per contrastare il fenomeno, ma che le leggi esistenti non siano state applicate al Forteto (…) che è riconducibile a una setta». E per Bertani: «E’ stata una storia tragica, anche per chi non l’ha vissuta». Per tutti, ad oggi, la priorità è quella di non mettere limiti temporali agli aiuti (anche materiali) che le vittime stanno ricevendo. E dopo il rifiuto, dunque, e gli scontri, e il disgusto, e l’accettazione, e la denuncia, e la solidarietà, manca il passo finale: la comprensione. Ma rimane un (nuovo) libro: che aiuta a comprendere.

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