La missione romana – e istituzionale – della seconda commissione d’inchiesta sul Forteto si è conclusa. E non si è conclusa nel migliore dei modi. L’obiettivo era: «Portare in Parlamento e all’attenzione del Governo – come diceva ieri Paolo Bambagioni – la terribile vicenda del Forteto, con le sue gravissime conseguenze (…) in esecuzione della risoluzione dell’assemblea regionale (del 27 luglio, Ndr) che apriva alla possibilità di commissariare la cooperativa e di affidare la vicenda a una commissione parlamentare». E dal Pd, almeno sul secondo punto, sembrerebbe arrivato un no. Sul primo, invece, ci sarebbe largo scetticismo, preludio di un possibile parere negativo. Il deputato fiorentino del Pd Paolo Beni, prima ha ripetuto le formule di rito: «Non dubito che il Parlamento terrà in seria considerazione la risoluzione del Consiglio Regionale della Toscana in merito alla vicenda Il Forteto». Oppure: «Non può esserci alcuna sottovalutazione di fronte alla gravità delle violenze e degli abusi che emergono dalla ricostruzione di questa triste vicenda. Per questo confermiamo il nostro pieno appoggio alla magistratura impegnata a fare piena luce e perseguire i responsabili». Poi ha messo le carte in tavola, a nome di tutti: «Non vediamo al momento la necessità di istituire una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare. In merito poi alla proposta di sollecitare il commissariamento della Cooperativa questa andrà valutata anche sulla base delle risultanze delle ispezioni già in corso da parte del Ministeri dello sviluppo economico». Di sicuro – ha proseguito – «il nostro obbiettivo è quello di dare continuità e prospettive di sviluppo a un’azienda che rappresenta una importante risorsa dell’economia della zona, garantendo al tempo stesso la massima discontinuità con le passate gestioni e una cesura netta con le persone che ne sono state responsabili». Però, come Ok!Mugello riportava mesi fa, all’interno dell’organigramma dell’azienda rimangono prescritti e condannati in secondo grado, o chi durante le deposizioni al processo nel giugno 2015 mentì per proteggere quella che Stefano Pezzati (lo storico ex-presidente) definiva «l’esperienza di Rodolfo». Il Capogruppo Pd in consiglio regionale, Leonardo Marras, in un episodio ancora da chiarire, ieri sera sul tardi – in sordina – aveva fatto trapelare la notizia di una terza ispezione ministeriale nella struttura gestita da Ferdinando Palanti, e raccomandava la commissione di tenere bene a mente che era stata verificata in via definitiva «l’esistenza delle condizioni per proseguire nell’opera di risanamento e di discontinuità con il passato». Paolo Beni, dal canto suo, ha invece rispolverato un argomento che in Toscana (a partire dall’arresto nel 2011 di Fiesoli) è diventato un mantra: la necessità di rifuggire le «inopportune speculazioni ai fini della polemica politica». E pazienza se il 27 luglio, in Consiglio regionale, tutti i presenti (dai 5stelle al Pd, da Forza Italia a Sinistra Italiana, dalla Lega a FdI) concordavano sulla necessità di spogliarsi delle casacche di partito per far chiarezza sul Forteto. L’onorevole Deborah Bergamini (FI), è andata dritta al punto: «Faccio appello alla maggioranza affinché si proceda all’istituzione di una commissione d’inchiesta sul Forteto, la cui proposta, a firma mia e di altri colleghi delle opposizioni, giace da più di un anno in Parlamento. Questa è anche la richiesta – unanime – che ci hanno fatto questa mattina i consiglieri regionali toscani nel presentarci la relazione finale della Commissione d’inchiesta regionale. Chi ha ascoltato le testimonianze delle vittime non può voltare la testa dall’altra parte. È un’operazione di verità e giustizia». E ha aggiunto: «Al Forteto la discontinuità con il passato deve essere totale, o non faremo altro che applicare pannicelli caldi. Ma la verità è più forte delle battaglie di retroguardia e, in ogni modo, verrà fuori». Una nota positiva: oltre i complimenti per il lavoro svolto, anche il progetto Oltre, nato per aiutare chi è uscito o sta uscendo dal Forteto, è stato apprezzato. Mentre le richieste giunte da Firenze, decisamente meno.
















