Un bel contributo in redazione: Ieri è stata la Giornata della Memoria.
“Memoria”, “ricordare per non commettere gli stessi errori” sono due tra le dizioni più ricorrenti e che riecheggiano durante questa giornata. Sono certamente cose fondamentali per imparare a stare al Mondo, ma non possono essere solo parole vuote.
Dico questo mentre penso al fatto che la senatrice Segre, dopo tutti gli orrori che ha vissuto sulla sua pelle, sia oggi costretta a vivere sotto scorta. Dico questo pensando all’episodio accaduto pochi giorni fa a Livorno: un ragazzo di 12 anni preso a botte, a sputi e insultato solo perché Ebreo.
Dico questo perché credo che se ancora si verificano questi surreali e mostruosi episodi significa che la “Memoria” è solo un nome, se dietro di lei non esiste una vera e piena consapevolezza. Significa che i cittadini del nostro Paese non sono riusciti – da dopo la guerra in poi, e non stanno tutt’ora riuscendo – a fare un vero esame di coscienza.
Come all’epoca del genocidio, la piaga continua ad essere l’indifferenza di coloro che guardano e stanno zitti, come è stato fatto con il ragazzo di Livorno. Non è più come allora, periodo nel quale salvare innocenti significava rischiare la vita, come fecero ad esempio i nostri compaesani Giusti tra le Nazioni: Don Leto Casini e le famiglie Angeli e Matti.
Le istituzioni hanno il dovere di prendere sul serio questi episodi, oltre a posare corone d’alloro, ed hanno il dovere di costruire un percorso che sia volto a risolvere questa mentalità. Solo allora le parole pronunciate durante questa giornata saranno piene e con un significato.
Filippo Giordano Allkurti











