Si trova su un piccolo cucuzzolo nel bel mezzo della valle del torrente Brento, nelle vicinanze di Firenzuola. È un piccolo borgo medievale, dimora di affreschi di grandissimo pregio e di costruzioni architettoniche riconducibili al mille-milleduecento. Questo borgo di alto valore artistico e storico, purtroppo si trova in una situazione di continuo degrado, causato dall’avvento della modernità.
Ne parla diffusamente Denis Grasso; che su un articolo pubblicato sul quotiano online leggilanotizia.it (clicca qui) ci accompagna in un viaggio descrittivo e ci presenta il piccolo borgo.
L’accoglienza nell’antico borgo è affidata ad un antico mulino, l’edificio più integro e quello abbandonato da meno tempo. Se non fosse per la mancanza delle porte, ci si sentirebbe in obbligo di fermarsi a bussare e chiedere indicazioni ad un vecchietto dimenticato dal tempo su dove si trovi il resto del borgo. Ma ad aspettarti non c’è più nessuno. Polvere che turbina nell’aria e silenzio. Silenzio che scende da un cammino che reca incisa la data 1797.
L’estensore dell’articolo, inoltre ci informa dello stato attuale della chiesa del paese,
Entrando nella chiesa una stretta al cuore è inevitabile. La chiesa è costituita da tre campate, sorrette da colonne colorate a righe bianche e nere con tinte così forti che sembrano essere state dipinte ieri. Sull’abside le tracce di un grosso affresco di cui ormai si vede solo la testa di un agnellino e l’aureola di un cristo o di una madonna. L’altare e tutte le altre opere di un certo valore sono state trafugate. Al loro posto muri sbrecciati con violenza. Solo alzando la testa il senso di caducità e abbandono lascia spazio alla meraviglia.Tutto sta crollando. Il gioiello di Brentosanico a breve non ci sarà più.
L’autore dell’articolo condivide il suo punto di vista.
Vedere borghi di così alto valore artistico e storico in completo abbandono mi procura un profondo dolore. Dolore che si moltiplica quando sento la frase, ormai sulla bocca di tutti, “abbiamo troppi beni artistici in Italia. Non si può conservare tutto”. In questa indifferenza quel “troppi” va ad assottigliarsi sempre più, fino a quando ci renderemo conto che non avremo più nulla.
Una profonda riflessione, ci accompagna fino alla fine della lettura e ci lascia con una labile speranza, che questi meravigliosi paesaggi, non siano destinati a scomparire, ma anzi preservati e valorizzati, per la loro immensa importanza artistica.





