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‘Fermare il declino’. Nuovo articolo sul convegno…

'Fermare il declino'. Nuovo articolo sul convegno...

Dal nostro lettore e collaboratore Marco Giorgetti riceviamo questo nuovo intervento sul convegno ‘Fermare il declino’ che si è tenuto a Firenze nei giorni scorsi: Il Prof. Petretto, Docente di Economia Pubblica presso l’Università di Firenze, e da poco assessore al Bilancio del Comune di Firenze, dopo le dimissioni di Claudio Fantoni, è intervenuto al Convegno di “Fermare il declino” analizzando una tematica molto tecnica a riguardo del concetto di welfare in un momento di crisi. Dopo un breve flash sulla situazione attuale, il messaggio forte che Petretto passa, in assoluta contrapposizione con il concetto attualmente in vigore in Toscana, che segue il pensiero del Governatore Enrico Rossi, è relativo ad uno welfare dove chi più guadagna più deve contribuire. Quello che scrivo potrebbe essere letto come un controsenso, ma non è così. Parlando di sanità, attualmente per ogni “scatola” segnata in ricetta, viene richiesto contributo a seconda del proprio reddito lordo, caso diverso, ad esempio, per un intervento in Day Hospital, in quel caso il tutto è gratuito. Per chi vi scrive è pura follia, innanzitutto basarsi sul reddito lordo potrebbe essere valido nel caso che tutti gli utenti fossero lavoratori dipendenti, altrimenti il senso logico perde significato, ancor più assurda è la gratuità totale relativa al secondo caso; che all’atto pratico contraddice la logica, già di per se poco sensata, del primo caso. Forse ricorrere ad una certificazione Isee sarebbe stato più equo ? L’intervento del Prof. Petretto riassume quanto sopra, Petretto illustra un welfare dove, a chi più ha, più viene chiesto, come si parlasse di un contributo di solidarietà; una formula banale, per iniziare a limare le gigantesche differenze che ormai rendono l’Italia sempre più simile a paesi come l’Arabia Saudita. Dalla platea arrivano le domande, un commerciante del pisano esclama: “Ma con codesta formula, io che pago già più Irpef, domani andrò a comprare un cesto di insalata e, chiedendo quanto costa, mi sentirò rispondere: dipende dal suo Isee”. Domanda lecita, ma la risposta non può che riportare alla tematica in discussione, stiamo parlando di welfare, non di beni di consumo. Se per i beni di consumo il mercato e la sana concorrenza determinano il loro prezzo, per i cosiddetti “servizi di utilità sociale”, inserire una discriminante “patrimoniale”, potrebbe essere un ottimo inizio,  per una redistribuzione reddituale, necessaria ad un paese che è strangolato da un debito pubblico insostenibile ed invaso da un’evasione fiscale da anni fuori controllo. Potrebbe essere un primo tassello, ma andrebbe accompagnato da altre mosse, infatti con questo metodo, l’evasore non scoperto potrebbe beneficiare ulteriormente della sua fittizia situazione reddituale, concettualmente rimane comunque un punto che merita un serio approfondimento; la riforma, accompagnata da normative più severe e certe, a riguardo dell’evasione fiscale, potrebbe comunque essere uno dei primi passi da compiere per tornare ad essere un paese normale. Un prossimo articolo sull’intervento di Oscar Giannino.

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