Il responso delle urne sulla riforma della giustizia segna un punto d’arresto per il rinnovamento normativo in Italia. Saverio Zeni, del Comitato per il Sì del Mugello, accoglie l’esito referendario con il dovuto rispetto istituzionale, pur non nascondendo un profondo rammarico per quella che definisce un’occasione sprecata per l’ammodernamento del sistema Paese. Con il voto dei cittadini, l’organismo territoriale nato per sostenere i quesiti conclude ufficialmente il proprio mandato.
Secondo la lettura di Saverio Zeni, la competizione elettorale si è svolta in un contesto di evidente squilibrio. I volontari del comitato si sarebbero infatti scontrati con una struttura contrapposta molto radicata: una coalizione formata da partiti dell’area di sinistra, sedi della CGIL e Case del Popolo. Questa rete, definita da Zeni come una “macchina organizzativa consolidata”, avrebbe orientato il voto verso il No, supportata dalle posizioni conservatrici espresse dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) a tutela dell’attuale assetto del CSM.
L’analisi del referente locale si sposta poi sulla qualità della comunicazione politica. Saverio Zeni rileva come il dibattito sia stato spesso deviato dal merito tecnico della riforma a favore di narrazioni non corrispondenti alla realtà dei testi. Tale dinamica avrebbe indotto una parte dell’elettorato a percepire il mantenimento dello status quo come una difesa della Costituzione, mentre per il Comitato si è trattato della tutela di specifici privilegi di categoria a scapito dei benefici per la collettività.
Nonostante lo scioglimento formale del comitato, l’impegno civile in Mugello non si esaurisce. Saverio Zeni assicura che l’azione politica sul territorio proseguirà per promuovere una maggiore partecipazione democratica e sollecitare riforme istituzionali. L’obiettivo resta quello di contribuire al miglioramento delle istituzioni italiane, convinti che la chiusura di questa parentesi referendaria non debba fermare il percorso di crescita democratica del Paese.












