Lettere dei Lettori

Educazione sessuo-affettiva a scuola, le critiche di una cittadina toscana: «Il rispetto si impara in famiglia»

Una lettera indirizzata alla redazione solleva dubbi sul ruolo della scuola e degli psicologi nei progetti di educazione sessuo-affettiva

Educazione sessuo-affettiva

Il dibattito sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole torna al centro dell’attenzione, dopo la pubblicazione di un articolo relativo a un progetto avviato presso il liceo Machiavelli-Capponi di Firenze (articolo qui). A intervenire è Manuela Ferraro, cittadina toscana residente a Poggibonsi, che in una lettera indirizzata alla redazione esprime forti perplessità sull’iniziativa e sul ruolo attribuito agli psicologi all’interno del contesto scolastico.

«Non tutte le richieste degli studenti vanno assecondate»

Nel suo intervento, Ferraro mette in discussione l’idea secondo cui un progetto educativo possa essere legittimato esclusivamente dal fatto di nascere su richiesta degli studenti. Secondo la firmataria, il compito degli adulti dovrebbe essere quello di valutare in modo critico e responsabile le istanze provenienti dai ragazzi, stabilendo limiti chiari e coerenti con il loro percorso di crescita.

A sostegno della propria posizione, la cittadina richiama esempi volutamente provocatori, sottolineando il rischio di assecondare richieste che, pur stimolanti per la curiosità giovanile, non risponderebbero a reali bisogni educativi.

Dubbi sul ruolo degli Ordini professionali

Un altro punto centrale della lettera riguarda le dichiarazioni attribuite all’Ordine degli Psicologi della Toscana, citato nell’articolo come interprete di un “cambiamento culturale significativo”. Ferraro afferma di guardare con crescente diffidenza agli interventi pubblici degli Ordini professionali, ritenuti sempre più influenzati – a suo giudizio – da ideologie, interessi politici o economici.

In questo quadro, la figura dello psicologo scolastico viene descritta come impropriamente elevata a riferimento educativo primario, quasi un “guru”, chiamato a colmare presunte lacune affettive e sessuali degli studenti.

Psicologo e relazioni educative: una distinzione netta

La lettera insiste su una distinzione considerata fondamentale: il rapporto con uno psicologo è di natura professionale, regolato da un incarico e da un compenso, mentre le relazioni educative autentiche – familiari o amicali – si basano sulla gratuità e su un legame affettivo diretto.

Secondo Ferraro, equiparare questi piani rischia di confondere i ragazzi e di favorire processi di medicalizzazione e ipersessualizzazione precoce, piuttosto che accompagnarli in uno sviluppo equilibrato.

«Il rispetto non si insegna a scuola»

Infine, viene messo in discussione il presupposto secondo cui l’educazione sessuo-affettiva costituirebbe una via privilegiata per insegnare il rispetto. Per la firmataria, il rispetto non si apprende attraverso progetti scolastici o interventi specialistici, ma nasce primariamente all’interno della famiglia.

Da qui l’appello conclusivo: restituire centralità ai genitori nel loro ruolo educativo, sostenendoli se necessario, ma senza sostituirsi ad essi. In caso contrario, secondo Ferraro, la scuola rischierebbe di diventare uno strumento ideologico, con conseguenze negative per studenti, famiglie e società.

La lettera è firmata da Manuela Ferraro per il Comitato Prolife Insieme.

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