C’è un vuoto dentro di me che non si riempie mai.
Ho paura che mi lasci, anche solo pensarlo mi paralizza.
Se avrò sempre bisogno di lui – o se lui avrà bisogno di me – allora resterà.
Sono frasi che molte persone riconoscono come proprie. Raccontano una sofferenza silenziosa, fatta di relazioni che iniziano con grandi aspettative e finiscono per trasformarsi in legami dolorosi, sbilanciati, spesso impossibili da interrompere.
La dipendenza affettiva si manifesta proprio così: come un bisogno intenso e costante dell’altro, vissuto come indispensabile alla propria sopravvivenza emotiva. Non si tratta semplicemente di “amare troppo”, ma di rimanere intrappolati in relazioni che, invece di nutrire, svuotano.
Chi vive questa condizione si ritrova spesso coinvolto in storie con partner inizialmente affascinanti e disponibili, che col tempo diventano emotivamente distanti o poco presenti. Nonostante il dolore, la separazione appare impensabile: la paura dell’abbandono è più forte di tutto.
Dal punto di vista clinico, la dipendenza affettiva può essere considerata una patologia relazionale, molto rappresentativa della nostra epoca. Anche se non è formalmente inserita nel DSM-5-TR, provoca un disagio psicologico intenso e può avere conseguenze importanti sul benessere emotivo e fisico della persona. Colpisce più frequentemente le donne, ma riguarda anche gli uomini.
Le origini della dipendenza affettiva affondano spesso nelle esperienze relazionali precoci. In particolare, si collegano a uno stile di attaccamento insicuro, sviluppato durante l’infanzia con figure adulte che non sono state in grado di offrire una base affettiva stabile e rassicurante. In questi casi, diventa difficile integrare due bisogni fondamentali: il bisogno di legame e il bisogno di autonomia. Il risultato è una relazione in cui l’altro viene vissuto come indispensabile, l’unica fonte possibile di sicurezza e valore personale.
Tra gli elementi più comuni troviamo una bassa autostima, la paura della solitudine, la difficoltà a fidarsi di sé e degli altri, l’incapacità di chiudere relazioni dolorose e la tendenza a idealizzare partner emotivamente non disponibili.
È possibile cambiare queste dinamiche? La risposta è sì. Percorsi di psicoterapia individuale, di coppia o di gruppo possono aiutare a comprendere le proprie modalità relazionali e a costruire legami più sani.
In questo ambito si inserisce il Metodo Dipendiamo®, ideato dalla Dott.ssa M. C. Gritti: un protocollo specifico per il trattamento delle dipendenze affettive (love addiction), basato su un approccio sistemico-relazionale e validato sperimentalmente per le donne coinvolte in relazioni di dipendenza emotiva. Il metodo risulta particolarmente efficace nel lavoro di gruppo, soprattutto se affiancato a un percorso individuale.
Il trattamento si sviluppa attraverso quattro fasi principali:
⦁ Riduzione dell’ossessione amorosa, che genera ansia e sofferenza costante.
⦁ Aumento della consapevolezza, per riconoscere i meccanismi che mantengono la dipendenza.
⦁ Recupero di spazi personali, interessi e tempi propri, fondamentali per ricostruire la propria identità.
⦁ Consolidamento dei cambiamenti, per evitare di ricadere nelle stesse dinamiche relazionali.
Si tratta di un percorso strutturato, relativamente breve ma molto efficace per chi desidera uscire da relazioni disfunzionali e imparare a costruire un equilibrio affettivo più sano.
Lo Schicco di Grano APS, in collaborazione con lo Studio Barbara Calcinai, sta avviando un gruppo dedicato alle dinamiche di dipendenza relazionale, che utilizza anche il canale espressivo dello psicodramma. La partecipazione al gruppo sarà gratuita, in quanto il percorso è inserito nel progetto “Specchio, specchio: la voce del coro”, realizzato con il contributo di Publiacqua S.p.A.
📧 Per informazioni sulla partecipazione: associazioneloschiccodigrano@gmail.com oppure studio@barbaracalcinai.it

Articolo a cura di Barbara Calcinai
Foto: Freepick








