Da gennaio l’assegno di inclusione non durerà 11 mesi, ma di più: come averlo prolungato - okmugello.it © N. c.
Addio al mese di stop per l'Assegno di inclusione: nel 2026 saranno erogate più di 11 mensilità piene
L'Assegno di inclusione, attivo dal 2024 e destinato a contrastare la povertà, entra nel 2026 con una modifica attesa da migliaia di beneficiari: la rimozione definitiva del mese di pausa tra un ciclo e l'altro. Una scelta destinata ad avere un impatto diretto sui nuclei familiari più fragili, che finora si erano ritrovati ogni anno con un mese scoperto o compensato da un bonus parziale.
Come funzionavano i rinnovi fino al 2025 e cosa cambia con la legge di Bilancio
Fino al 2025, il rinnovo dell’Assegno di inclusione — che dopo i primi 18 mesi di fruizione prosegue in cicli da 12 mesi — prevedeva un mese di stop tra la fine di un ciclo e l’inizio del successivo. In quel mese, il beneficiario era costretto a presentare nuovamente la domanda e attendere la verifica dei requisiti. Per alleggerire questo periodo di vuoto, il governo aveva introdotto un bonus una tantum fino a 500 euro, erogato solo a chi percepiva un sussidio uguale o superiore a tale cifra.

Chi invece riceveva importi più bassi, si vedeva versare un'integrazione pari alla propria mensilità standard. Nonostante ciò, il disservizio temporale rimaneva: anche con il bonus, il pagamento del mese saltato arrivava in ritardo o non arrivava affatto per chi non superava le soglie.
Nel 2026, secondo quanto previsto dalla nuova legge di Bilancio, questo meccanismo viene radicalmente modificato. Il governo annuncia la fine del mese di stop: al termine dei 12 mesi, si potrà proseguire senza interruzioni, garantendo la continuità economica per tutto l’anno.
Perché non si perderà nessuna mensilità: il meccanismo spiegato con un esempio
Nonostante alcune voci circolate in rete, secondo cui nel 2026 l’Assegno di inclusione sarebbe comunque versato solo per 11 mesi, gli esperti confermano che la nuova struttura del rinnovo garantisce 12 mensilità piene. Le perplessità nascono da un equivoco di tempistica. In passato, quando un ciclo terminava — ad esempio a marzo — il mese successivo, aprile, serviva per presentare una nuova domanda. La ricarica successiva arrivava a maggio, lasciando aprile “scoperto”.
Con la riforma prevista per il 2026, non ci sarà alcun mese di vuoto. Il rinnovo potrà essere presentato senza attese forzate, e la mensilità teoricamente "saltata" verrà erogata in ritardo, non cancellata. Se un cittadino presenta domanda ad aprile, riceverà il pagamento di aprile intorno al 15 maggio, seguito da quello di maggio il 27 dello stesso mese.
Questo sistema non solo mantiene tutte le 12 mensilità, ma consente anche di evitare il bonus sostitutivo che spesso non copriva completamente il disagio economico. L’obiettivo è quello di garantire una maggiore continuità di reddito a chi vive situazioni di fragilità, soprattutto in nuclei con componenti over 60 o famiglie monoreddito.


