Nessuna uscita di gruppo questa domenica, ma un lungo trasferimento in solitaria da Borgo San Lorenzo a Cesenatico, dove mi aspetta il resto della famiglia in vacanza. Per me solo una domenica da tracorrere al mare che per altro non amo troppo visto che non gradisco troppo il caldo. E in un periodo infuocato come questo, in cui sembra impossibile trovare refrigerio, l’unico modo per non patire troppo il caldo è partire quando il sole non è ancora sorto. Qualcuno potrà pensare che svegliarsi di domenica alle 4,30 per andare a massacrarsi di fatica, sia da folli, ma la passione per la bici unita al desiderio di vedere i miei bimbi non mi fanno sentire la fatica di una sveglia così precoce. Colazione per me, colazione per i cani e poi, casco ben allacciato in testa, luci accese anche di giorno (ma è notte…) e prudenza, sempre!! Così Nico Cereghini chiude i suoi memorabili test delle moto su strada. Anche per me è un test: percorso lungo, in solitaria per il quale si prevede un arrivo “infuocato”. Salgo sulla mia fida Scott alle 5,20 che con i fari montati la sera prima sembra più un albero di Natale che una bici da corsa; ma farsi vedere è più importante dell’estetica. L’umidità notturna mi si condensa sulle braccia nude e sul viso quasi a bagnarmi, la temperatura è ancora piacevolmente fresca e gradevole. Transito per una Dicomano ancora deserta, immersa nel torpore mattutino, procedendo in direzione Passo del Muraglione, unica importante salita della giornata. Transitando per San Bavello con le prime luci del mattino e incrocio lo sguardo con un pensionato che sta annaffiando il suo orto. Lui mi grida: forza!! Gli rispondo: …e coraggio!! Il suo augurio vale come e forse più di un “buongiorno”; lui non sa dove io stia andando, ma sa che lo farò con fatica… Salgo il Muraglione un po’in piedi sui pedali, un po’ seduto, ma sempre senza esagerare, anche se in un’ora e mezza da casa sono in vetta. Mi chiudo il giubbottino perchè ancora incredibilmente è fresco. Sono le 6,50 e ne approfitto per mangiarmi un “rinforzino”. A Bocconi mi levo definitivamente il giubbottino mentre continuo a viaggiare con velocità di tutto rispetto. Magari avessi qualcuno che ogni tanto mi desse il cambio, invece di essere sempre io davanti a tirare… Comincio ad incontrare i romagnoli che salgono in senso contrario al mio. Con ognuno di loro non manca mai uno sguardo, un cenno di saluto. Alle 8,20, dopo tre ore e poco più di 80 km arrivo a Forlì dove la sosta obbligatoria per la colazione è alla Pasticceria del Viale di proprietà di un grande ciclista. Non mi levo nemmeno il casco, ma caffè e brioche me li gusto con calma prima di risalire in bici ed affrontare gli ultimi 35 km in quello che si preannuncia un arrivo torrido. Lungo gli interminabili dirizzoni della Provinciale Cervese apro la zip della maglietta per rinfrescarmi un po’ con il vento, ma nemmeno a farlo apposta vi entra anche una vespa, precisa per pungermi proprio sopra la fascia del cardio. Dopo i tafani di ieri una vespa oggi ci stava proprio bene… Sono gli ultimi km che percorro con disagio pur riuscendo a mantenere ottime velocità. Arrivo alle Saline e alla Statale Adriatica, sembra quasi di sentire odore di piadina, ormai manca poco… Giungo a destinazione alle 9,30 dopo 123 km, 1200 m di dislivello e circa 4h10′ di pedalata, compresa la sosta per la colazione. Scorgo il lontananza la sagoma dei miei bimbi in bicicletta, li raggiungo, li chiamo, li saluto, la fatica è sparita, ha lasciato spazio all’amore!! Guglielmo Braccesi
Da Borgo a Cesenatico in bici. Il racconto di un lettore












