Giorni indietro nell’Oratorio della Confraternita di Misericordia di Borgo San Lorenzo, dopo che ci era giunta la notizia da un caro amico, si svolgevano le esequie di una anziana donna sulla soglia dei 90: Bruna Bonini. C’erano pochissime persone all’interno, i parenti, qualche amico, il sacerdote officiante, i confratelli della Misericordia, il tutto in un profondo silenzio e una malcelata tristezza. Quella donna era l’amata mamma di Stefania Pettini, la giovanissima ragazza, 18 anni, che fu uccisa, con il suo fidanzato Pasquale Gentilcore, 19 anni, sabato 14 settembre 1974, in un viottolo poderale nella piana di Sagginale; furono le prime due innocenti vittime di una catena mostruosa di efferati omicidi, del cosiddetto “mostro di Firenze”, che per diversi anni insanguinarono la provincia fiorentina, colpendo due volte il nostro Mugello, per l’uccisione dieci anni dopo, domenica 29 luglio 1984, degli altrettanto giovani Pia Rontini e il suo fidanzato Claudio Stefanacci in un piccolo slargo di campagna sulla strada che da Ponteavicchio porta a Dicomano. Abbiamo sempre davanti agli occhi il luogo e la scenografia del primo delitto di Sagginale, per quelle che erano le nostre cronache su La Nazione, e tutto quello che ne seguì. Le migliaia di persone che resero omaggio a Stefania e Pasquale nella Pieve di Borgo San Lorenzo, il lunghissimo interminabile corteo verso il cimitero comunale, dove questi due giovani riposano accanto, il dolore dei famigliari, degli amici, della gente comune, il volto pietrificato della mamma Bruna. Un dolore indicibile che si è portata dentro il suo cuore per oltre 40 anni. L’amico Stefano Chivetti ci diceva sommessamente al funerale che Bruna (abitava a Pesciola), rimasta vedova nel 1997, era ormai considerata “una di casa” trascorrendo con tutti noi, alternandosi con la sua amata nipote Tiziana e gli altri congiunti, momenti importanti della nostra famiglia in feste belle, gioiose e significative. La prima cosa che ci viene in mente prosegue Stefano, è proprio la sua dolcezza, celata da una tristezza profonda che traspariva dai suoi occhi, e pur avendo una certa confidenza, ha voluto parlare della sua tragedia; solo però sporadici riferimenti, immediatamente soffocati e riportati dentro di lei, scuotendo la testa a facendo scendere sul suo volto qualche lacrima. Ma mai, caro Aldo, mai parole di rabbia o rancore. Solo dolore sopportato con grande ed invidiabile dignità. Certo, aggiungiamo noi, che la ferita, che si era aperta nel cuore di Bruna, chissà quanto dolore, quanto strazio nel corso della sua vita veniva riaperta in quella lunga scia di delitti spaventosi che seguirono quelli dei quattro ragazzi mugellani, nel famoso triangolo della morte nella provincia fiorentina. Gli ultimi anni Bruna gli ha vissuti ospite nella Casa di Accoglienza San Giuseppe di Ronta; non era quasi più vedente, gli volevano tutti un grande bene, le famiglie a cui lei era attaccata non gli facevano mai mancare la loro presenza e il loro affetto, accompagnandola per sempre al cimitero comunale dove finalmente troverà pace e la serenità. Foto 1: Bruna Bonini Vedova Pettini Foto 2: I volti sorridenti di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini Foto 3: 14 settembre 1974. Il luogo, tra Borgo e Sagginale, dove trovarono la morte Stefania e Pasquale.
Si è spenta Bruna Bonini. Sua figlia fu la prima vittima del mostro














