Borgo San Lorenzo

Borgo San Lorenzo ricorda i “Giusti fra le Nazioni” Antonio Gigli e Don Ugo Corsini

Dunque eravamo nel dicembre del 1943, quando i coniugi Guido e Fulvia Spiegel, genitori di Renato e Dinah (all’epoca...

FOTOI fratelli Renato e Dinah Spiegel nella cerimonia ricordo a Borgo San Lorenzo.

Lo scorso martedì 27 gennaio 2026 è stata ricordata e commemorata in tutta Italia la “Giornata della Memoria”, con una serie di eventi e manifestazioni, ricordi e filmati, che hanno caratterizzato una delle più spaventose tragedie umane, come fu la Shoah, l’eliminazione cioè nei lager nazisti di milioni di ebrei e di altre etnie. Ne sono venuti alla luce tanti episodi di famiglie mugellane che, nel corso di quegli anni bui, salvarono la vita a ebrei e ricercati, ma dato che la storia ha la memoria corta, come diceva la Signora Liliana Segre in un’intervista televisiva, eccoci nel nostro piccolo a ricordare una grande parentesi umana che ha onorato Borgo San Lorenzo: una storia importante, che non deve essere dimenticata, quella della famiglia Spiegel e dei personaggi borghigiani che hanno rischiato il carcere e anche la vita, riuscendo a salvarli.

Dunque eravamo nel dicembre del 1943, quando i coniugi Guido e Fulvia Spiegel, genitori di Renato e Dinah (all’epoca bambinetti), giunsero a Borgo San Lorenzo. Il professor Guido era docente al Liceo di Fiume e fu espulso. Fuggì così in un carro merci, raggiungendo prima Ferrara, poi Bagnacavallo ed infine il Mugello. Pochissime erano le persone che ne conoscevano la nazionalità, fra queste l’anziano e indimenticabile pievano don Ugo Corsini, che aprì immediatamente la porta della canonica. Bastava infatti un niente, una delazione, un sussurro, per condannare questa famigliola. Il sacerdote li nascose nei sotterranei della Pieve (abbiamo visto dove furono nascosti: sembra di tornare in pieno Medioevo), chiese a Guido e alla moglie Fulvia, benché di religione ebraica, di farsi vedere in chiesa, anche dietro una colonna, per non destare sospetti.

Inoltre, per dare maggiore sicurezza agli Spiegel, don Corsini chiese in gran segreto al responsabile dell’Ufficio Anagrafe del Comune, Antonio Gigli, sposato con la “levatrice comunale” Maria Pieri, se riusciva a falsificare due carte d’identità che potevano salvare dalla deportazione, e quindi la vita, a questa famiglia.

Il buon Antonio, ben sapendo a cosa sarebbe andato incontro se fosse stato scoperto, non ebbe esitazioni e, facendosi consegnare due foto tessera, falsificò le Carte d’Identità e, con una buona dose d’immaginazione, il signor Guido Spiegel divenne “Giorgio Serio di Giuseppe, legale, nato a Napoli” e la moglie Fulvia divenne “Francesca Pini di Ruggero, atta a casa, nata a Napoli”, entrambi residenti a Lanciano e dimoranti a Borgo San Lorenzo in via Mazzini. Con questi documenti Guido, la moglie Fulvia e i piccoli Renato (chiamato Donato) e Dinah (chiamata Claudia) vissero la loro vita a Borgo San Lorenzo con più tranquillità.

Su consiglio sempre di don Ugo Corsini e dello stesso Antonio Gigli, la famiglia sfollò in un secondo momento a San Cresci in Valcava e, finalmente, dopo la guerra si trasferì prima a Firenze, in via della Cernaia, e poi a Trieste dopo la liberazione, dove Guido Spiegel e la moglie Fulvia vennero a conoscenza della tragica notizia della morte dei loro genitori nel campo di sterminio di Auschwitz.

Nel 2006 i figli di Guido sono ritornati nel paese dove, bambini, vennero ospitati e nascosti: non solo per rivedere la terra che li ospitò, ma soprattutto per ringraziare coloro che, in un modo o nell’altro, riuscirono, a rischio della vita, a nascondere l’identità di questa famiglia negli anni della Seconda guerra mondiale: don Ugo Corsini e Antonio Gigli. Nel 2011 poi i due fratelli, ormai abitanti a Gerusalemme, sono nuovamente tornati a Borgo San Lorenzo per ottenere tutta la documentazione e le testimonianze possibili, necessarie per fare richiesta di un assegno vitalizio che lo Stato d’Israele prevede a favore delle famiglie di origine ebraica che dovettero subire le imposizioni delle “leggi razziali”, perdendo tutti i loro beni.

Nel 2013, in una solenne cerimonia nella Sala del Consiglio Comunale (Sindaco Giovanni Bettarini), i fratelli Spiegel, con le loro famiglie, erano presenti alla consegna ai familiari di don Corsini e Antonio Gigli degli attestati dello Stato Ebraico di “Giusti fra le Nazioni”, massima riconoscenza per coloro che si adoperarono, a costo della vita, per salvare tanti ebrei.

Molto belle le parole che Renato Spiegel scrisse a Paolo Gigli, figlio di Antonio, per ringraziarlo dei documenti e della testimonianza resa:

“…qualunque sia il risultato della pratica in corso, ritengo di aver già ottenuto il premio per la ricerca compiuta e nell’aver fatto la sua conoscenza. Nel momento della disperazione trovammo le mani tese del signor Antonio Gigli e del pievano don Ugo Corsini, figura austera e rassicurante. Lo dobbiamo a loro e al loro coraggio se la mia famiglia ed io siamo rimasti in vita e ci siamo salvati dall’orribile destino della deportazione. Sia benedetta la loro memoria”.

Ci è parso doveroso ricordare questa storia, che rimase nascosta per sessant’anni, ma che onora, come sopra scritto, la nostra cittadina e due Uomini che si comportarono da veri eroi: un semplice impiegato dell’Anagrafe e un grande sacerdote. Nel balcone del Comune, oltre al tricolore, sono state sventolate nel corso degli anni tante bandiere (Vietnam, Cuba, Palestina, Arcobaleni, ecc.); forse, se veniva messa anche per un solo giorno quella di Israele, nel ricordo di sei milioni di morti, sarebbe stato anche un omaggio a un dipendente comunale per quarant’anni all’Ufficio Anagrafe (Antonio Gigli) che salvò questa famigliola a costo della sua vita. Ma tant’è.

(Foto e Archivio Aldo Giovannini)

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