Mugello

Biomasse e Regione: un caos istituzionalizzato?

Biomasse. La Asl: conseguenze sulla salute. Esclusiva OK!Mugello

Risposte? Poche. Anzi, aumentano i dubbi. La storia è nota: a inizio febbraio viene approvata una legge di riordino con voto favorevole del Pd e voto contrario delle opposizioni (Lega Nord, M5S, Fi, Sì, Fdi), con cui la Città Metropolitana trasferisce gran parte delle sue funzioni – agricoltura, caccia, pesca, formazione, ambiente, energia, difesa del suolo  – e dei suoi dipendenti alla stessa Regione. Però, proprio la Regione, avrà mano libera solo sui provvedimenti emanati dal 1 gennaio 2016. Ecco allora il problema: i provvedimenti precedenti che fine fanno? Come si legge da un estratto del testo stesso della legge (Legge 22, del marzo 2015; Cap.2, articolo 10):

  1. Sono esclusi dalla successione e dal relativo trasferimento, i residui attivi e passivi generati prima della data di trasferimento della funzione, ecc.
  2. Sono esclusi dalla successione i procedimenti già avviati al momento del trasferimento delle funzioni.
  3. Sono altresì esclusi dalla successione la realizzazione di opere e interventi per i quali alla data di trasferimento della funzione è già stato avviato il procedimento per l’individuazione del soggetto affidatario.

Punti, questi, non modificati dalla legge 70 dell’ottobre 2015: quella che più si occupava di trasferimento del personale, a differenza dell’ultima, licenziata giorni fa, attinente al passaggio di procedimenti di autorizzazione; e, dunque, punti tuttora validi. Tradotto: i procedimenti avviati prima del riordino rimangono, di fatto, alla Città Metropolitana. Anche se quest’ultima non ha più dipendenti idonei per occuparsi delle pratiche aperte, grazie ad una vera e propria transumanza del personale alla Regione. E tra quelle, presumibilmente, ci sono (ma non si ha neanche la certezza) le osservazioni presentate dalla Renovo allo scadere del mese di proroga concesso dalla Città Metropolitana. Osservazioni riguardanti la revoca dell’autorizzazione: dunque fondamentali per sapere, una volta per tutte, se la centrale a Biomasse vedrà o meno la luce. Per venirne a capo, La Città Metropolitana dovrebbe chiedere alla Regione, tramite una delibera, di poter usufruire del personale adibito in precedenza alle pratiche (compreso il dirigente responsabile), così da poterle poi chiudere. Secondo Alessandro Marucelli, del Comitato contro la Centrale a Biomasse di Petrona, addirittura 650 procedimenti si troverebbero in questa condizione. La Regione si è attivata per mettere a punto una modifica normativa così da superare la contraddizione, come in effetti permesso dalla legge. Nella 70 dell’ottobre 2015, però, si riporta un significativo dettaglio rispetto alla 22 del marzo 2015. Nel capitolo 2, all’articolo 8 (relativo al personale) era scritto che “entro sessanta giorni dal trasferimento del personale, la Regione può procedere ad ulteriore riorganizzazione dell’ente”. Ma quei 60 giorni sono diventati successivamente 180 (il testo originale afferma infatti: dall’articolo 8 della l.r. 22/2015 le parole ‘sessanta giorni ‘ sono sostituite dalle seguenti ‘centottanta giorni’). Detto questo, non si conoscono altri particolari, cioè se la delibera di febbraio appena passata abbia apportato nuove modifiche. Se si considera che nella proposta originaria, poi diventata legge 22/ 2015, i giorni previsti erano solo “trenta”, si capisce come il gioco vada al rialzo: perché “un’ulteriore riorganizzazione”,  probabilmente, seppur contemplata nelle eventualità, non sarebbe semplice da realizzare. In conclusione: né tempi, né modi, né risultati della manovra, senza dubbio necessaria, sono chiari. Ed è bene notare: non è detto che la Regione intervenga riportando gli stessi dipendenti di prima, dunque già informati, sul lavoro precedente; cosa che comporterebbe altre difficoltà pratiche. Una possibilità di collaborazione tra i due Enti è prevista, ma la paura che possa rimanere per diverso tempo sulla carta c’è: e nel Mugello, per la questione Biomasse, non è il caso di rimandare o procrastinare. Ha visto bene Gabriele Bianchi (5s), quando ha affermato: “Si lasciano ancora alle Province incarichi e gestioni  (…) e, ad oggi, non sappiamo in capo a chi siano una serie di competenze e chi abbia il controllo del territorio”? O la Lega che parla di “disordino e non riordino”? Certo, l’operazione è gigantesca: non va dimenticato che la Toscana si sta facendo promotrice di un cambiamento all’avanguardia rispetto all’intero panorama nazionale. Ma, perché ciò avvenga, il tutto deve funzionare. Mentre già all’inizio, e purtroppo proprio nel Mugello, ci si trova di fronte a un paradosso che mette in stallo una situazione calda come quella dell’impianto di Petrona. Le domande sulla Renovo sembrano destinate, almeno per ora, a rimanere tali. Quindi, almeno per ora, più che di riordino istituzionale, è giusto parlare di caos istituzionalizzato.  

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