Nel variegato piccolo mondo artistico del Mugello, abbiamo conosciuto in tantissimi anni di passione per l’arte molti pittori, giovani o meno giovani, uomini e donne, che nel loro percorso e nella loro visione che caratterizza l’arte in generale, hanno impresso nelle loro tele quello che il cuore sente e l’occhio percepisce, tante tecniche, tanti modi, tante sfaccettature. Ognuno con la sua coscienza, il suo modo, il suo carattere, la sua indole. Non molto tempo indietro abbiamo conosciuto Goffredo Rontini, lo abbiamo incontrato diverse volte in un luogo dove anche noi frequentiamo e giorno dopo giorno abbiamo iniziato a conoscere e visionare la sua tavolozza, la sua passione, il suo “io” interiore; sinceramente fin dal primo impatto ci è piaciuto, molto. Ultimamente ci ha presentato alcune visioni sacre, molto rare in questo periodo, come se qualcuno se ne vergognasse, e fra queste un trittico che ci ha alquanto colpito: La Croce (specchio delle sofferenze dell’umanità); La Pietà (omaggio e rivisitazione a Michelangelo, Rosso Fiorentino e Bartolommeo Schedoni); l’Arcangelo Michele (scese sulla terra per riportare equilibrio e far prevalere il bene sul male). Molto belle le ultime due opere, ma La Croce ci ha molto impressionato. Ecco quindi il Cristo di Goffredo Rontini, che vogliamo raccontare con tutti i limiti della nostra penna. ” – Probabilmente mai come in questo periodo della sua brama ricerca artistica, Rontini ha saputo trarre dalla sua estesa intelligenza, dalla sua vivida preparazione pittorica, qualcosa di più bello, di più significativo, di più aderente al suo crescente spirito di pittore. L’artista ha realizzato una Croce un Cristo sofferente che arriva a destare il più schietto entusiasmo per la potenza della costruzione ed a provocare intima commozione per quanta “pietà” è descritta nell’opera, per quanta umanità è pervasa la figura di Gesù che muore sulla Croce da Uomo. Si, perché nell’opera di Rontini vi è un Gesù-Uomo con ancora tutti gli aspetti terreni del martirio, della sopportazione, del perdono. L’artista mugellano (Rontini è nativo di Sagginale, figlio di cari amici), con quest’opera ha definitivamente consolidato la sua alta preparazione spirituale ed artistica; spirituale perchè questi lavori si fanno soltanto se chi opera “sente”; artistica perché la crocifissione è il traguardo ultimo e più importante. più fascinoso e più impegnativo per chi dedica la vita alla pittura. Rontini si è fatto da se, con la sua sola grande passione, fatta di pazienza e in aspetti anche di rinuncia, e non si è mai compiaciuto dei suoi successi: ha soltanto amato la sua arte, silenziosamente nella tranquillità che protegge il suo lavoro, nella contemplazione, nel silenzio, cose che portano poi al definitivo trionfo dei modesti e dei bravi. In questa Croce, Goffredo Rontini svela appieno il suo animo, aperto, sensibile, animando sul Golgota il senso di disagio e di stupore per la morte del Cristo, che è l’unico ad essere ”vivo”, laddove tutto è morto –“. Scritte queste povere righe ecco le sequenze iconografiche. Foto 1. L’artista Goffredo Rontini con una sua breve biografia Foto 3. La Pietà sul tramonto ( chiaroscuro – tecnica mista – 28x42cm) Foto 4. L’Arcangelo Michele (chiaroscuro – tecnica mista – 28x42cm)















